Visualizzazione post con etichetta lambertini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lambertini. Mostra tutti i post

martedì 2 novembre 2010

Sonnambula a Pavia: torna Jessica Pratt

Altra produzione Aslico, altra trasferta pavese, questa volta per il debutto in Sonnambula di Jessica Pratt. Non potevamo certo mancare: curiosità nostra oltre che dei suoi numerosi fans, nonché di qualche detrattore furbesco, che con regolare frequenza provoca, ma invano, questo sito sullo stato vocale della cantante.

Si è trattato di uno spettacolo complessivamente diverso nell’andamento dalla recente Medea, con una riuscita meno omogenea nella sua globalità, perché a questa Sonnambula è mancata, di fatto, una concertazione sicura e precisa come quella offerta dal maestro Pirolli nel capolavoro di Cherubini.
L’orchestra ha suonato meno bene, con minor precisione negli attacchi, una certa pesantezza ( troppo grevi le percussioni ) e monotonia negli accompagnamenti, qualche sfasamento con il coro, e, soprattutto, una sensibile mancanza di atmosfera. Il clima bucolico, talora notturno che regge il capolavoro di Bellini è stato men che abbozzato dal maestro Massimo Lambertini, che si è limitato a staccare i tempi per i cantanti ma non è andato molto oltre, mancando anche di suggerire al coro di cantare sottovoce in certi momenti come il coro che apre il primo atto dedicato alla sposa, quello dei contadini, che commentano la.... dormiente nella stanza del conte e, soprattutto, quello che apre il secondo atto e che deve anche servire, con la sua chiusa vivace, a preparare il clima per l'incontro degli innamorati e la seguente scena di Elvino. Anche le scelte operate sullo spartito sono parse poco condivisibili, perché ha mancato di operare alcun tagli tradizionali opportuni per i cantanti, tenore soprattutto, alla sua grande scena "tutto è sciolto" e la seguente cabaletta "ah perchè non posso odiarti", eseguita integralmente, con tanto di code ed esito discutibilissimo, oppure di operare i tradizionali scambi di linea tra Elvino e Amina al duetto "Son geloso del zefiro errante", dove entrambi soffrivano la tessitura: troppo acuta per lui, troppo grave per lei.

Lisa era Marina Bucciarelli, dalla voce sonora e piena, sicuramente migliore di alcuni leggeri passati in questi giorni alla radio ed in prime parti ed in primi teatri. Ha cantato con garbo e per intero la propria parte, astenendosi dall’essere querula come solitamente viene resa Lisa. Peccato per gli acuti, troppo spinti, nella seconda aria, che devono trovare una emissione più morbida e dolce e forse un più costante sostegno nella respirazione.

Il Conte Rodolfo di Alexej Yakimov non mi è molto piaciuto, perché si tratta di un baritono (il che per Rodolfo non sarebbe poi, un problema) ma il cantante ha la voce troppo bassa e quindi suona ingolfata e priva di risonanza. Per quanto abbia cercato di cantare con garbo, ha sofferto in proiezione di suono come pure nell’intonazione, in alcuni passaggi davvero molto evidente. Un canto meno preoccupato di avere la voce scura e grave, preoccupato, invece, di mettere la voce avanti sarebbe auspicabile.

L’Elvino di Enea Scala è stato intermittente. Premesso che gli audio su You Tube non gli fanno per nulla un buon servizio né una buona pubblicità, ha cantato il primo atto dignitosamente ed anche con un certo gusto, per poi crollare nel secondo, alla grande scena. Complice anche il fatto di non aver scorciato la parte, altissima anche nella versione Ricordi, in modo da adeguarla ai propri mezzi. Scala non è dotato di un timbro che colpisca, ma ha dalla sua il fatto di non sembrare eunucoide come i tenori che solitamente praticano questo repertorio, anche se l'emissione non è sempre uguale, talora ortodossa, talora chioccia e morchiosa. La sua estensione in alto mi è parsa più naturale che figlia di una tecnica sicura. Gli acuti suonano evidentemente nasali, perchè mettere gli acuti nel naso è il sistema migliore per simulare sostegno ed oscuramento del suono, salvo gridare in fine di serata per l'evidente stanchezza.

Jessica Pratt, al debutto nel ruolo, ha cantato bene. E mi è molto piaciuta. Alle prese con una scrittura bassa o, almeno, centrale per i propri mezzi, ha dimostrato di essere ritornata la cantante delle belle prove offerte nelle varie Lucie e Puritani, e, soprattutto, di aver trovato una via per rendere omogeno il suo sfolgorante registro acuto con quello centrale.
Non sono d’accordo con chi ha scritto circa questa prova della Pratt, che le manchi il centro della voce. Alla recita cui ho assistito ho sentito la cantate soffrire la Siciliana, “Ah vorrei trovar parola ”, dove peraltro soffrono praticamente tutti i soprani salvo qualche rarissima eccezione (tanto per non fare nomi la Scotto e la Serra), ed in alcuni passaggi della cavatina, dove il canto è divenuto facile e di grande scuola dalla cadenza dell'andante in poi. Dall’altra parte, ha cantato benissimo il recitativo del sonnambulismo e l’ ”Ah non crea mirarti” ( inatteso per parte mia, trattandosi di brano assolutamente centrale ), come tutto il finale primo “D’un pensiero e d’un accento”, per non parlare del registro acuto, tornato scintillante come conoscevamo noi e sfoggiato con vera spavalderia al finale primo "Non più nozze" ed alla cabaletta finale.
La Pratt, contrariamente alle sue colleghe, non smette mai di fare durante la serata, ossia di mettere o tentare di mettere la voce nel modo giusto, così come non smette mai di cercare colori e intenzioni musicali. Alla voce masticata tra i denti o soffiata, ai suoni diseguali e chiocci non si abbandona mai, ma cerca sempre di cantare come si deve...o si dovrebbe. Ed è per questa sua consapevolezza distintiva che piace al nostro sito.
Detto ciò, posto che l’opera resta ancora bassa per la sua vocalità, come lo è stata anche per soprani come la Devia o la Anderson tanto per esemplificare con nomi importanti, alla cantante fa ancora difetto quella malinconia, quella nenia struggente del canto belliniano, figlia della qualità del legato in zona centrale, che dovrà essere l’obbiettivo primo del suo lavoro futuro per diventare una numero uno, ma di quelle vere e non fabbricate in agenzia, posto che, a mio modo di vedere, Jessica Pratt resterà sempre una cantante di quelle che nello slancio e nel mordente hanno la loro prerogativa principale. Insomma, una cantante da Rossini tragico, quello..di Semiramide.
Il nostro sito è felice per la cantante ritrovata, che ha spazzato via il black out di un anno fa, rimettendo faticosamente la voce a fuoco nel modo giusto, anche perché è la sola della sua generazione a praticare, in maniera ancora perfettibile, il canto di scuola secondo tradizione.

Messa in scena sotto la regia di Stefano Vizioli semplice e garbata, di cifra meramente oleografica, efficace e di gusto. Niente versioni oniriche, niente sprecare Freud o Jung, semplicemente fare da contorno ad una vicenda, che non ha bisogno, prodotto perfetto del suo tempo, di superfetazioni di sorta.
Un esempio, questo come l'altro allestimento dell'Aslico, di come si possa coniugare decoro ed attenzione alle spese inutili. Una ricetta antica, che dovrebbe essere praticata nei grandi teatri, anche se ci chiediamo che accadrebbe a certi divi del muto, che pure calcano le scene dei teatri d'opera, se togliessimo loro le trovate registiche...



Read More...