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venerdì 21 agosto 2009

I venerdì di Wagner: Giulia Grisi intervista Marianne Brandt (quarta parte)

Giulia Grisi: Arriviamo al ventesimo anniversario del Ring…

Marianne Brandt: Nel 1896 Bayreuth era diventata una meta obbligata ed era vista con rispetto dalla stampa e dal pubblico mondiale e la presenza dei cantanti stranieri aveva avuto grande eco nonostante le critiche dei conservatori tedeschi e razzisti xenofobi, che vedevano il Festival come una fabbrica di soldi.
In quell’anno si celebrava il ventennale della prima del Ring e Cosima decise di mettere in scena finalmente la monumentale opera del marito, omettendo dalla programmazione il Parsifal.
Contattò per l’occasione i cantanti che avevano partecipato alla prima, ma solo tre erano in carriera ed in forma vocale: Lilli Lehmann scelta per interpretare Brünnhilde, Heinrich Vogl, Loge e Siegmund, e Marie Lehmann nel breve ruolo della II Norna.
La ricerca degli altri cantanti non fu facile. Cosima li convocò non badando alla loro nazionalità, e per facilitare le cose istituì una scuola di canto e interpretazione, un conservatorio wagneriano, assieme a Kniese.
L’iniziativa ebbe vita brevissima, dal 1892 al 1898, e si proponeva di allevare nuove voci adatte allo “Stile di Bayreuth” ed al canto wagneriano.
Le grandi creazioni di Cosima, in questo periodo, furono sicuramente il tenore Alois Burgstaller e Ellen Gulbranson.
Il primo poco più che ventenne aveva cantato solo nelle fiere di paese e nelle chiese e si trovò ad affrontare nel 1896 il ruolo di Siegfried dopo aver interpretato due piccoli ruoli nel 1894.
La Gulbranson fu allieva della Marchesi, si perfezionò proprio nella scuola di Bayreuth e divenne uno strumento indispensabile nelle mani di Cosima.
Fu l’unica interprete di Brünnhilde dal 1896 al 1924 (anno in cui si alternò con Olga Blomè), interpretando sempre a Bayreuth e con successo anche il ruolo di Kundry.
Ebbe carriera lunga, ma parsimoniosa di ruoli: Elisabeth (Tannhäuser), Ortrud (Lohengrin), Brünnhilde (Ring), Kundry (Parsifal), Aida e Amneris (Aida), Leonore (Favorite), Leonore (Fidelio), Cleopatra di Enna.
Frequentò molti importanti teatri, ma sempre per pochissime recite all’anno, così il suo successo e la sua carriera furono praticamente legati a Bayreuth.
Cosima aiutò anche cantanti come Ernst Kraus, Beatrix Kernic, Fritz Volgelstroem, Hans Breuer, Otto Briesemeister e Anton van Rooy a diventare interpreti storici rispettivamente dei personaggi di Siegfried, Eva, Lohengrin, Mime, Loge e Wotan.
Il problema di Cosima era trovare dei degni direttori d’orchestra.
Aveva già corteggiato il promettente Richard Strauss sia per il podio del Festspielhaus, sia per sua figlia, ma Strauss come compagna aveva già scelto la sua Elisabeth delle recite bayreuthiane: Pauline de Ahna.
Ma, oltre a questo, due cose impedivano ulteriori ingaggi del maestro (che comunque tornerà per Parsifal negli anni '30): la sua carriera di compositore, che mal si conciliava con il suo stile così estraneo a Wagner e la rivalità che poteva nascere con Siegfried Wagner.
In più, nel 1894 Levi decise di abbandonare il Festival per ragioni di salute e nel dire addio lasciò a Cosima un messaggio in cui si diceva disgustato del clima che si respirava a Bayreuth e dalle pressioni razziali che aveva ricevuto.
Mentre accadevano questi stravolgimenti, Siegfried Wagner, che già nel 1891 aveva iniziato a lavorare nel Festival come aiutante nell’illuminotecnica, aiutante di direzione, direttore di scena e infine direttore musicale sotto la guida di Humperdinck, Kniese, Richter e Mottl, incominciava ad ottenere un certo prestigio all’interno del panorama musicale.
Fu anche un discreto compositore, ma le sue opere non riuscirono a ottenere fortuna duratura nei grandi teatri.
Con questa preparazione Cosima lo scelse per condividere le recite del Ring con Richter, che avrebbe diretto la prima, e Mottl.
La preparazione della Tetralogia non voleva essere, almeno nelle intenzioni, una nuova interpretazione da parte della vedova, ma solo la riproposizione fedele dell’allestimento del ’76.
Max Brückner, Hans Thoma e Arpad Schmidhammer furono incaricati di recuperare i bozzetti delle scene e dei costumi, visto che le scenografie originali erano state vendute, dando loro un taglio più leggero, “moderno” e realista eliminando quegli elementi che avevano fatto storcere il naso a Richard Wagner.
Cosima rimase incantata dalle proposte di Brückner, ma a livello tecnologico il nuovo Ring non si differenziava molto dalla prima edizione. In più, non sarebbe stata sfruttata l’energia elettrica che già stava prendendo piede.
Ma una personalità irrequeta come quella di Cosima non poteva rimanere fedele alle sue premesse, così prese il sopravvento sulla produzione e decise di dare un’impronta personale alla regia del Ring.
Della direzione d’orchestra le importava poco, bastava che il direttore ammortizzasse il suono, ma tutta presa dalla regia pretese che la recitazione fosse sobria, ed il canto fosse più stilizzato possibile.
Il risultato come scrissero i critici fu il seguente: i cantanti stavano immobili sul palcoscenico con la sola eccezione di Brünnhilde, le scene erano belle e le luci funzionali, ma gli “incantesimi” e la magia tecnica erano resi in maniera troppo casalinga, eccetto il drago del II Atto del Siegfried.
I costumi non suscitarono l’effetto sperato ed i cantanti divisero come sempre critica e pubblico.
Carl Perron fu un Wotan insufficiente, troppo lirico e fu sostituito successivamente da Anton van Rooy e Theodor Bertram; Heinrich Vogl ebbe il suo trionfo personale interpretando magistralmente Loge e Siegmund, la Fricka della Brema piacque, ottime critiche anche verso il Mime esemplare di Hans Breuer, l’Alberich perfetto di Friedrichs e la Erda e Waltraute di Ernestine Schumann-Heink presenza quasi fissa dei Festival successivi, meravigliosa la Sieglinde della Sucher, inadeguato Emil Gerhauser nei panni di Froh e Siegmund, Alois Burgstaller fu considerato acerbo per la parte di Siegfried, ma adeguato e con una voce da maturare (avrebbe dimostrato in seguito di essere migliore interprete di Siegmund), la Lehmann, probabilmente a causa delle tensioni con Cosima e gelosa del successo della Gulbranson iniziò trionfalmente e terminò con fatica il Götterdämmerung, Grengg fu un Hagen cupo e impressionante tanto che in molti lo avrebbero voluto al posto del Wotan di Perron.
L’orchestra fu elogiata e ritenuta eccezionale soprattutto nelle mani di Richter e Mottl, ma con la bacchetta di Siegfried Wagner purtroppo si rivelò un fiasco in quanto la sua lettura venne ritenuta soporifera e poco dinamica.
Curiosamente solo Mahler e Shaw difesero Siegfried Wagner.
A questo punto mancava solo un’opera, secondo Cosima, degna di entrare nel tempio di Bayreuth ed era Fliegende Holländer, il cui allestimento coincise con il 25esimo anno di attività del Festival e con l’inizio del secolo.
I soliti “benpensanti” fecero ostruzionismo, ma Cosima andò avanti e iniziò il solito lavoro meticoloso.
Analizzò la partitura, le scene ed i costumi degli allestimenti di Weimar (1850) e Monaco (1864), per la scenografia e ai movimenti si ispirò alle architetture e alle usanze scandinave e affidò le decorazioni ed i costumi all’immancabile Brückner e al pittore Maximilian Roscan.
Alla regia lavorarono insieme madre e figlio (Siegfried) il quale, ispirandosi alle pitture di Turner, grazie ad un disegno luci magico ed un sapiente gioco di fumo, riuscì ad illuminare l’atmosfera creata sul palcoscenico con un alone di mistero incombente.
I cantanti, la direzione e la regia per la prima volta ebbero all’unanimità i toni del trionfo da parte del pubblico e della critica e il Fliegende Holländer di Bayreuth fu ritenuto come lo spettacolo migliore che si potesse vedere nel mondo.
Merito anche dei cantanti come van Rooy e Bertram impegnati nel ruolo dell’Olandese, la Destinn come Senta, Heidkamp come Daland, ruolo affidato nella ripresa del 1902 a Max Lohfing e Paul Knupfer, Kraus e Burgstaller come Erik e la Schumann-Heink come Mary e della direzione crepuscolare di Mottl.

GG: Come furono gli ultimi anni di Cosima prima del ritiro?

MB: Gli anni tra 1901-1903 furono di importanti cambiamenti e terribili avvenimenti per il Festival che si stava preparando agli allestimenti del 1904 e del 1906.
Nacque di nuovo un contrasto con il teatro di Monaco.
Possart voleva assolutamente rappresentare il Parsifal nel suo teatro, ma il diritto d’autore che legava l’opera a Bayreuth era in discussione al Reichstag, indeciso se farlo terminare nel 1913 o prolungarlo fino a 50 anni.
Cosima, appoggiata da Strauss, intervenne affinché si rispettasse il volere del Maestro e si facesse rappresentare il Parsifal solo a Bayreuth.
Ma il Reichstag non accolse la richiesta di Cosima in quanto ritenne poco plausibile che un’opera fosse appannaggio di un teatro soltanto e la donna sperò che almeno la legge avrebbe tutelato Parsifal fino al 1913.
Ma nel 1903 il Metropolitan di New York con la collaborazione dell’Opera di Monaco allestì il Parsifal con interpreti provenienti da Bayreuth!
L’avvenimento venne ribattezzato “Gralsraub”, furto del Graal!
Fino ad allora l’opera si era data in concerto e credo in selezioni, ma Cosima, furibonda, cercò con ogni mezzo di boicottare l’allestimento, ma tutto fu inutile in quanto New York non faceva parte della convenzione di Berna e le leggi valide in Germania non avevano nessun diritto in America.
La donna, in risposta alla impossibilità di fermare la macchina teatrale del Met, decise di escludere dal Festival tutti i cantanti che avevano preso parte allo scempio, vale a dire Alois Burgstaller, Andreas Dippel, Milka Ternina, Marion Weed, Lillian Nordica, Olive Fremstad, Anton van Rooy, Robert Blass, Otto Gorlitz, Marcel Journet, Alfred Mülhmann (Burgstaller però verrà integrato successivamente da Siegfried Wagner), e impedì al direttore Alfred Hertz di dirigere qualunque opera o concerto in Germania!
A peggiorare la situazione fu il “tradimento” inatteso che Cosima subì da parte di Mottl, reo di aver diretto una serie di concerti a New York come titolare dell’Opera di Monaco e non di Bayreuth e sospettato di aver dato dei consigli sull’allestimento del Parsifal, atti che gli valsero il disprezzo della donna e l’esilio da Bayreuth.
Senza direttori, Cosima scelse nuove leve come Karl Muck che prese il posto di Levi nella direzione di Parsifal, il talentuoso Michael Balling già aiutante e orchestrale a Bayreuth.
Nel 1904 si riprese lo spettacolo il Tannhäuser con un nuovo cast;
Desider Mathray e Fritz Remond nel ruolo del titolo, Katharina Fleischer-Edel che incarnò una Elisabeth perfetta e divenne Sieglinde, Brangäne ed Elsa di riferimento a Bayreuth, i vibranti Wolfram di Clarence Whitehill e di Theodor Bertram, il carismatico soprano Louise Grandjean, prima francese a Bayreuth e Paul Knupfer e Felix von Kraus nel ruolo del Langravio.
Se la direzione di Siegfried Wagner non convinse pienamente, ed i cantanti ebbero la loro buona dose di successo, il Baccanale suscitò uno scandalo senza precedenti per la presenza di una leggenda come Isadora Duncan, che scalza e seminuda incantò ed indignò critica e pubblico con la sua danza sensualissima ispirata alle pose greche.
Cosima, sistemato il patrimonio familiare grazie all’aiuto dell’immancabile von Gross, cercò di trovare un marito alle figlie, crecandoli tra i grandi compositori e direttori d’orchestra, come Strauss e Bruckner, ma si trovò come generi un conte siciliano che sposò Blandine, Henry Thode che convolò a giuste nozze con Daniela, mentre Isolde finì per sposare Franz Beidler già aiutante musicale a Bayreuth e direttore d’orchestra nel 1904 e nel 1906.
Beidler fece un passo falso dettato dall’ambizione: negò a Siegfried Wagner di essere l’erede legittimo di Richard Wagner e pretese un ruolo più importante all’interno del Festival.
Cosima appoggiò il figlio e Siegfried offeso a morte decise di esiliare Beidler dal Festspielhaus e dalla famiglia.
Il 1906 segnò per Cosima l'ultimo anno di direzione: ella scelse di riprendere il Tristan und Isolde con un cast rinnovato ed una visione registica ancora più diafana e intima.
Alfred von Bary interpretò un Tristan accorato e malinconico, Maria Wittich, la “Tante Wittich” di Strauss, reduce dallo scandalo per la Salome e dal successo come Sieglinde e Kundry a Bayreuth, ammaliò con la sua voce potente e piena di calore, per Brangäne si ricorse al soprano Katharina Fleischer-Edel, che conferì all’ancella un tono più fresco e sensibile come doveva essere stata la prima interprete alla prima di Monaco, Walter Soomer impressionò con il suo Kurwenal brutale e carismatico, Knupfer e von Kraus furono due solidi Re Marke.
Michael Balling sostituì Felix Mottl nella direzione dell’opera ed ebbe un franco e duraturo successo personale.
Il 1906 fu anche l’anno in cui morì Julius Kniese, preparatore vocale e amico prezioso della donna che venne sostituito, di comune accordo con Siegfried, con il soprano e veterana di Bayreuth Louise Reuss-Belce presente al Festival in piccoli ruoli già dal 1882 in cui interpretava una Fanciulla Fiore nel Parsifal e che successivamente incarnò Eva, Fricka, Gutrune senza disdegnare personaggi di fianco come le Walkirie e le Norne.
Fu, però, durante una visita nel Natale dello stesso anno al principe di Hohenlohe che la salute di Cosima peggiorò sfociando in un attacco di cuore.
La donna lo percepì come un segnale per farsi da parte e lasciare campo libero all’adorato figlio Siegfried nella gestione del Festival.
Dal 1908 Siegfried prendeva il posto della madre, che però rimase una presenza costante e insostituibile all’interno del Festspielhaus quanto a suggerimenti e scelta di cantanti.
Insomma il regno di Cosima non sarebbe tramontato così facilmente!

Per approfondire

Bayreuth: una storia del Festival Wagner – Fredric Spotts
Memorie Wagneriane – Angelo Neumann
Anna Bahr-Mildenburg - Gesture and the Bayreuth Style (Musical Times 2007) – Nicholas Baragwanath
The honourable Lady – An appraisal of Cosima Wagner – Sven Friedrich
La voce in Wagner (RITMO 6/1983 N°534) – Arturo Reverter
America’s Musical Inheritance: Memories and Reminiscences – Anna Eugenie Schoen Rene
The music dramas of Richard Wagner and his Festival Theather in Bayreuth – Albert Lavignac
The Virtuoso and the Artist – Richard Wagner
L’arte del dirigere l’orchestra – Richard Wagner
Per una perfetta rappresentazione del Tannhäuser – Richard Wagner
Great Women Singers of my times – Hermann Klein
Schumann-Heink: the last of the titans – Mary Lawton
Fundamentos de mi metodo de canto - Antoni Ribera
Nota di lettura del libro di Malou Haine Ernest Van Dyck, un ténor à Bayreuth - Jean-Marc Warszawski
Weingartner's Bayreuth treatise – Felix Weingartner
Wagner – Tutti i libretti d’opera – Piero Mioli

historicopera.com
cantabile-subito.de
wagnermania.com
isoldes-liebestod.info
archives.metoperafamily.org
forum.bayreuth.ru



Gli ascolti

Giulia Grisi intervista Marianne Brandt / 4


Ack, Varmeland du skona (trad.) - Ellen Gulbranson (1914)

Om dagen vid mitt arbete (trad.) - Ellen Gulbranson (1914)

Grieg - En Svane - Ellen Gulbranson (1914)

Grieg - Vaer hilset, i damer - Ellen Gulbranson (1914)

Grieg - Og jeg vil ha en hjertenskaer - Ellen Gulbranson (1916)

Häser - Frühlingstoaste - Fritz Friedrichs (1906)

Mozart - Don Giovanni

Atto I

Dalla sua pace - Alois Burgstaller (1906)

Weber - Der Freischütz

Atto I

Nein, länger trag ich nicht die Qualen - Alois Burgstaller (1906)

Wagner - Wesenkdonck-Lieder

Der Engel - Wilhelm Gruning (1912)

Träume - Ellen Gulbranson (1914)

Wagner - Der Fliegende Holländer

Atto I

Dich frage ich, gepreisner Engel Gottes - Theodor Bertram (1906)

Nur eine Hoffnung soll mir bleiben - Anton van Rooy (1906), Theodor Bertram (1907)

Wie? Hör ich recht? Mein Tochter sein Weib? - Max Lohfing (1911)

Atto II

Johohohe! Traft ihr das Schiff im Meere an - Emmy Destinn (1911)

Bleib', Senta! Bleib' nur einen Augenblick! - Alois Burgstaller & Melanie Kurt (1906), Ernst Kraus & Melanie Kurt (1911)

Mögst du, mein Kind, den fremden Mann willkommen heißen? - Paul Knupfer (1915)

Wie aus der Ferne längst vergang'ner Zeiten - Theodor Bertram (1902)

Atto III

Willst jenes Tags dich nicht mehr entsinnen - Emil Borgmann (1904)

Verloren! Ach! verloren! Ewig verlor'nes Heil! - Theodor Bertram (1906)

Wagner - Der Ring des Nibelungen

Das Rheingold

Weia! Waga! Woge, du Welle - Artner, Knupfer-Egli & Metzger (1904)

Der Wonne seligen Saal - Theodor Bertram (1906)

Vollendet das ewige Werk! - Hermann Bachmann (1908)

Immer ist Undank Loges Lohn! - Otto Briesemeister (1907)

So weit Leben und Weben - Otto Briesemeister (1904)

Jetzt fand' ich's: hört, was euch fehlt! - Otto Briesemeister (1908)

Wer hälfe mir? - Hans Breuer & Otto Briesemeister (1907)

Die in linder Lüfte Weh'n da oben ihr lebt - Robert vom Scheidt (1904)

Weiche, Wotan! Weiche! - Ottilie Metzger & Theodor Lattermann (1913)

Abendlich strahlt der Sonne Auge - Theodor Bertram (1904), Walter Soomer (1907), Anton van Rooy (1908), Hermann Bachmann (1908)

Die Walküre

Atto I

Müd am Herd fand ich den Mann - Ernst Kraus & Paul Knupfer (1910)

Ein Schwert verhieß mir der Vater - Ernst Kraus (1906)

Winterstürme wichen dem Wonnemond - Ernest van Dyck (1903), Ernst Kraus (1904), Alfred von Bary (1904), Wilhelm Gruning (1908)

Du bist der Lenz - Katharina Fleischer-Edel (1907), Lilli Lehmann (1907)

Siegmund heiß' ich und Siegmund bin ich! - Alfred van Bary (1904), Ernst Kraus (1906)

Atto II

Hojotoho! Hojotoho! - Martha Leffler-Burckard (1901)

Zauberfest bezähmt ein Schlaf - Ernst Kraus (1909)

Atto III

Leb' wohl, du kühnes, herrliches Kind! - Anton van Rooy (1902), Theodor Bertram (1902), Walter Soomer (1907), Hermann Bachmann (1908)

Der Augen leuchtendes Paar - Theodor Bertram (1902)

Siegfried

Atto I

Das ist nun der Liebe schlimmer Lohn! - Hans Breuer (1904)

Als zullendes Kind zog ich dich auf - Hans Breuer (1904)

Vieles lehrtest du, Mime - Ernst Kraus (1912)

Auf wolkigen Höh'n wohnen die Götter - Walter Soomer (1912), Theodor Bertram (1906)

Fühltest du nie im finstren Wald - Ernst Kraus (1915)

Notung! Notung! Neidliches Schwert! - Wilhelm Gruning (1905), Ernst Kraus (1906), Erik Schmedes (1907)

Hoho! Hoho! Hohei! Schmiede, mein Hammer, ein hartes Schwert! - Ernst Kraus (1906), Erik Schmedes (1907)

Atto II

Wir sind zur Stelle - Ernst Kraus (1915)

Daß der mein Vater nicht ist - Ernst Kraus (1909)

Ist mir doch fast, als sprächen die Vöglein zu mir! - Ernst Kraus (1915)

Hei! Siegfried gehört nun der Niblungen Hort! - Emilie Feuge-Gleiss (1904)

Er sinnt und erwägt der Beute Wert - Ernst Kraus (1915)

Lustig im Leid sing' ich von Liebe - Ernst Kraus (1916)

Atto III

Stark ruft das Lied - Ottilie Metzger (1907)

Götterdämmerung

Atto I

Zu neuen Taten, teurer Helde - Lucie Weidt & Erik Schmedes (1909)

Vergäß' ich alles, was du mir gabst - Ernst Kraus & Hermann Bachmann (1909)

Blut-Brüderschaft schwöre ein Eid! - Erik Schmedes (1909)

Hier sitz' ich zur Wacht, wahre den Hof - Richard Mayr (1910)

Seit er von dir geschieden - Ottilie Metzger (1911)

Atto II

Hoiho! Hoihohoho! Ihr Gibichsmannen, machet euch auf! - Allan C. Hinkley (1907)

Atto III

Frau Sonne sendet lichte Strahlen - Artner, Knupfer-Egli & Metzger (1904)

Mime hieß ein mürrischer Zwerg - Erik Schmedes (1907), Ernst Kraus & Eduard Habich (1909)

Brünnhilde! Heilige Braut! - Erik Schmedes (1909), Ernst Kraus (1909)



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venerdì 14 agosto 2009

I venerdì di Wagner: Giulia Grisi intervista Marianne Brandt (terza parte)

Giulia Grisi: Con i direttori d’orchestra come si comportava Cosima?

Marianne Brandt: Per Cosima anche la musica doveva essere subordinata alle esigenze drammaturgiche.
Spersonalizzò lo stile dei direttori e li sottomise, poiché, come dice Kundry al terzo atto, essi dovevano solo “servire” eseguendo i suoi ordini senza alcuna discussione.
Tutto partiva da alcuni concetti che Wagner aveva espresso per una perfetta direzione orchetrale, che vennero rielaborati e adattati allo “Stile di Bayreuth”.

Wagner aveva raccomandato a Seidl durante il suo apprendistato, ma anche a Neumann ed ai suoi direttori a Berlino e Lipsia, di fare sempre attenzione al dramma, di sostenerlo con i tempi della partitura, di seguire le espressioni musicali e drammatiche e di non coprire mai le voci mantenendo un controllo continuo del volume orchestrale in quanto nel golfo mistico c’erano decine di strumenti, sulla scena solo una persona con una gola.
Cosima era di un avviso differente.
Nella sua presunta fedeltà, arrivò a prendersi licenze sull’orchestrazione, sostituendo strumenti o eliminandoli del tutto!
Pretese di cambiare tutti i tempi presenti sullo spartito rallentando la musica in maniera intollerabile, perché solo con la dilatazione temporale e attraverso tonalità sacrali e sussurrate si sarebbe trasmessa al meglio l’atmosfera mistica che si doveva respirare ascoltando le opere del Maestro!
Nacque il “Tempo di Bayreuth”.
Non invitò mai a Bayreuth quei direttori che avevano maturato uno stile diverso e più moderno o un’interpretazione più originale dal suo punto di vista, ma nonostante queste precauzioni nel suo entourage erano presenti anche aiutanti che avevano assistito Wagner e potevano opporsi a lei argomentando con le parole del Maestro.

GG: Quale fu il comportamento dei direttori di fronte al carisma di Cosima e come reagiva la critica?

MB: Molti direttori scelti da lei si sottomisero senza colpo ferire.
Levi, come abbiamo visto, fu il primo e Felix Weingartner, aiutante del direttore, considerava umiliante il comportamento del suo maestro e di Felix Mottl nei confronti della donna.
Ma Mottl fu nominato direttore e collaboratore musicale del Festival, carica che tenne dal 1886 al 1903, guadagnandosi l'ostilità di Hans Richter, aiutante e direttore del Ring nel 1876, e di Anton Seidl, valente collaboratore di Wagner.
George Bernard Shaw in quegli anni frequentava il Festival e con spirito critico e irriverente non aveva problemi a criticare anche in maniera irruente ciò che ascoltava.
Pur riconoscendo al Festival la portata storica importantissima ed il suo rilevante contributo, non riusciva proprio a farsi piacere il suono dell’orchestra e lo stile di canto che Cosima aveva imposto.
Sull’orchestra non aveva dubbi.
Meglio il suono di quella londinese che di quella di Bayreuth, asseriva, denunciando, a ragione, le manomissioni che venivano perpetrate in un luogo dove era prevista la fedeltà assoluta, e accusando Cosima degli effetti antinaturalistici e di movimenti esagerati e ridicoli che gli artisti dovevano fare in scena, affermando con fermezza che a Bayreuth si faceva tutto ciò che Wagner detestava nel teatro!
Il canto per Shaw era la croce e delizia di Bayreuth.
I cantanti urlavano e ruggivano, ma di certo non cantavano e Bayreuth era il posto dove peggio si cantava al mondo. Questa cosa fu confermata anche dagli eredi wagneriani e dagli storici di musica.
Appia stesso, che fu presente al Tristan und Isolde con la regia di Cosima, rimase sconvolto e giudicò l’allestimento senza vita, lui che aveva con i suoi scritti rivoluzionato il modo di intendere le rappresentazioni teatrali e wagneriane usando una scena semplice, astratta, atemporale e geometrica, e lasciando che le luci e l’intimismo parlassero nel più grande rispetto della musica.
Cosima era cieca di fronte a tali innovazioni e nonostante i due cercassero di collaborare, la vedova ritenne il suo lavoro inadatto allo stile di Bayreuth e i loro rapporti si interruppero.
Il problema di Cosima è che in fondo cercava una fedeltà che fosse compatibile con il suo gusto personale e con quello dei tempi.
Nonostante le ferocissime critiche per le libertà che si prendeva nei confronti del marito, il suo modo di fare teatro venne copiato ovunque.
Le scelte di Cosima e Kniese in ambito canoro, registico e musicologico furono a parer mio una “tradizione inventata” per rafforzare la posizione culturale che il Festival stava vivendo in quegli anni!

GG: Torniamo al Festival e alle edizioni successive.

MB: Il successo ottenuto con Parsifal e Tristan und Isolde era stato certamente lusinghiero e aveva avuto grande risonanza internazionale, ma economicamente non aveva avuto il riscontro previsto.
Von Gross consigliò alla direttrice del Festival di non eseguire alcuna rappresentazione nel 1887, ma e di pensare ad un nuovo allestimento per il 1888.
Più tardi lo stesso von Gross si trovò di fronte ad una nuova bufera legale.
Alla morte di Ludwig II nell’estate del 1886, si fece avanti nella vita politica tedesca il Conte Christoph Krafft von Crailsheim, il quale considerava che opere come il Ring e Parsifal dovessero ritenersi proprietà esclusiva dell’Opera di Monaco e che in futuro solo con il permesso del nuovo Principe Reggente di Baviera avrebbero trovato posto nel Festspielhaus.
Von Gross criticò polemicamente la decisione del Conte e portò la spinosa faccenda in tribunale.
Crailsheim corresse il tiro e permise un accordo in cui agli eredi wagneriani fosse riconosciuta la proprietà delle opere del Maestro e si accordasse a Bayreuth il diritto esclusivo di rappresentare Parsifal lasciando a Monaco i diritti sulle prime opere giovanili di Wagner, escluse dal Festival.
Cosima sperava anche che Guglielmo II si trasformasse nel nuovo protettore del Festival e potesse patrocinarlo, ma il Kaiser era incostante e stravagante e nonostante la sua ammirazione per Bayreuth non aiutò mai la vedova.
Cosima per il 1888 aveva in mente di allestire l’amato Tannhäuser a cui lei agognava da tempo, ma von Gross usando il suo spirito acuto e pratico suggerì di usare un’opera più leggera, che esaltasse il nazionalismo popolare, ovvero i Meistersinger.
Cosima accettò l’impresa e prese a esempio lo spettacolo della prima di Monaco del 1869 ritenuta perfetta, poiché visionata da Wagner stesso, ma con qualche aggiustamento soprattutto attraverso la soppressione di dettagli ritenuti troppo realistici e l’utilizzo di oggetti in cartone e pietra per gli accessori scenografici.
Affinché il coro fosse ideale, Cosima richiamò a Bayreuth Julius Kniese che, messi da parte fanatismi e ossessioni, divenne in quagli anni uno dei collaboratori più duttili di Cosima.
Per la prima volta nella gestione della vedova Wagner il Festival fece il tutto esaurito e le rappresentazioni ebbero un successo pieno e caloroso sia da parte del pubblico sia della critica che riconobbe nei Meistersinger di Bayreuth il miglior allestimento ipotizzabile.
Purtroppo i cantanti non ebbero lo stesso trattamento dalla critica.
Il tenore H. Gudehus e il Sachs di T. Reichmann furono deludenti, le tre interpreti di Eva, la Sucher, la Malten e la Senger-Bettaque furono considerate solo buone interpreti e tutti, coro incluso, furono criticati.
Gli unici che suscitarono entusiasmo unanime furono Fritz Plank e Carl Scheidemantel che si alternavano con Reichmann nel ruolo di Sachs, il bravissimo Sebastian Hoffmuller che pose una pesante ipoteca sul personaggio di David e il grande Fritz Friedrichs, il quale incantò tutti con la sua interpretazione di Beckmesser, che, guidato da Cosima, riuscì a trasformare una figura comica in un personaggio profondo e degno di rispetto.
Con grande disappunto di Cosima, che non nascondeva un certo disprezzo, il direttore Hans Richter trionfò su tutti.
Richter aveva commesso il “peccato” di non eseguire ciecamente i voleri di Cosima.
Nel suo lavoro non accettava alcuna interferenza e, il prestigio di cui godeva e la sua passata amicizia e vicinanza con Wagner, ne fecero un esempio inattaccabile di stile e direzione.
Purtroppo fu il Parsifal ad avere la peggio.
Levi ebbe un malore e Cosima lo sostituì frettolosamente con Mottl il quale dilatò talmente tanto i tempi da provocare dei veri e propri scollamenti tra golfo mistico e palcoscenico, ponendo i cantanti in grande difficoltà.
La critica gli rimproverò di aver impoverito la struttura drammatica e teatrale della partitura rendendola irriconoscibile, in più il paragone con Levi e con Richter fu schiacciante…questo il risultato delle indicazioni di Cosima!
Nonostante i problemi, emerse sulla compagnia il tenore Ernst van Dyck divenuto poi Parsifal insostituibile a Bayreuth, mentre i detrattori si scagliarono ingiustamente contro la direttrice accusandola di tirannia e tradimento verso la Germania per aver aperto per la prima volta il Festival ad artisti “stranieri”, pratica che grazie al cielo, continuò e diede grandi soddisfazioni alla causa wagneriana e notevole impulso a nuove interessanti interpretazioni.
Nell’89 con le rappresentazioni di Tristan und Isolde (Mottl), Meistersinger (Richter) e Parsifal (Levi) tutto tornò alla normalità ed il successo fu di nuovo grandioso!
Finalmente nel 1891 Cosima ebbe la possibilità di realizzare il suo sogno: mettere in scena Tannhauser seguendo le preziose indicazioni del marito e scostandosi dalla routine in cui il titolo era caduto.
Il gesto di inserire nella programmazione il Tannhauser, la fece entrare in aperta polemica con coloro che non vedevano di buon occhio le opere wagneriane precedenti al Tristan und Isolde, ma Cosima non si fece distrarre dalle provocazioni e ciò che voleva compiere era dimostrare con la sua messa in scena, che le opere di Wagner erano più drammi che opere... cosa discutibile vista la presenza di note!
Cosima si lanciò nel progetto con una passione ed una meticolosità invidiabile.
Studiò con attenzione tutti i documenti del marito che suggerivano come allestire l’opera, analizzò ogni dettaglio della partitura (Versione Parigi) ed il periodo storico senza tralasciare usanze, costumi e figure realmente esistite da includere nella lista degli invitati alla tenzone, recuperò tutti i dati riguardanti gli spettacoli curati dal marito a Dresda (1845), Parigi (1861) e Vienna (1875), si mise in contatto anche con gli esperti storici, visitò per i costumi i musei di Berlino e Monaco.
La visione che Cosima aveva dell’opera era chiarissima, ovvero la contrapposizione tra l’età classica pagana e dionisiaca ed il medioevo cristiano.
Per accentuare il contrasto chiamò la coreografa Virginia Zucchini che si sarebbe occupata del Baccanale mitologico e scelse per incarnare Elisabeth due cantanti giovanissime e con poca esperienza teatrale: Pauline de Ahna ed Elisa Wiborg.
Tannhauser venne affidato a Hermann Winckelmann, Max Alvary e Heinrich Zeller e Wolfram a Theodor Reichmann e Karl Scheidemantel.
Venus invece doveva incarnare la donna sensuale e ammaliatrice della tradizione e a tale proposito furono convocate Rosa Sucher e Pauline Mailhac, la cui seducente interpretazione le avrebbe garantito la presenza al Festival nelle successive due riprese e anche i ruoli di Kundry (1891-92) e Ortrud (1894 in secondo cast.
Tannhäuser riletto come un’opera “sacra”…una sorta di Parsifal insomma!
Il titolo proposto, la meticolosa preparazione, la curiosità data dalle dichiarazioni della donna sollevarono un grande interesse sulla messa in scena e sull’evento e da questo punto di vista per Cosima fu un trionfo personale.
Le scene di Arnold Böcklin e dei fratelli Brückner peccarono per eccesso di realismo e decorativismo, in più il palco era perennemente ingombro di figuranti, e la critica non si mostrò tanto indulgente con lo spettacolo.
Fu sicuramente recepito bene, ma tutti o quasi furono concordi con il fatto che le aspettative erano altissime e la produzione si dimostrò…di routine!
Certo il Baccanale era stato favoloso, ma l’impressione generale data dai gesti e dalle troppe comparse in scena fu di uno spettacolo meccanico e innaturale.
Proporre il Tannhäuser come mistero cristiano medioevale, privandolo della componente romantica, in parte contraddiceva il libretto e la visione che il pubblico aveva della storia.
Dal punto di vista musicale non andò meglio.
I tre Tannhäuser non si distinsero per nessun merito particolare e l’anno successivo furono sostituiti da Wilhelm Gruening che ebbe un duraturo successo, ma l’unica a distinguersi, assieme alla Mailhac ed al Wolfram di Scheidemantel, che negli anni seguenti sarà affiancato da Giuseppe Kaschmann, fu l’Elisabeth della Wiborg, che con una voce timbrata e cristallina e un'interpretazione piena di innocenza conquistò pubblico e critica.
Se la direzione di Mottl non smosse gli animi, fu quella del compositore Richard Strauss ad accenderli quando fu chiamato a dirigere l’opera nel 1894.
Stesso trattamento “drammaturgico” fu riservato al successivo allestimento di Lohengrin del 1894. Anche in questo caso la visione di Cosima era tutta votata al versante spirituale, che doveva seppellire tutta la chincaglieria passata di cigni, bandiere, lance e scudi ed esaltare il misticismo religioso che avrebbe sconfitto gli antichi dèi pagani.
La rappresentazione tutta votata alla solennità ed in stile bizantino, fu ambientata da Cosima durante il X secolo D.C. e non nel XIII come prevedeva il libretto, per infrangere definitivamente l’accusa di conservatorismo che le era stata imputata.
Con Lohengrin, accompagnato in quell’anno da Tannhäuser e Parsifal, Cosima voleva contrapporsi all’iniziativa di Ernst von Possart, direttore dell’Opera di Corte di Monaco, che aveva avversato Wagner e che voleva creare un Festival parallelo da inaugurarsi proprio con Lohengrin.
Bayreuth, all’epoca, per la scelta dei professori d’orchestra, dipendeva totalmente da Monaco e Cosima doveva mantenere comunque un rapporto di cordialità con il teatro ed il suo direttore per garantire la presenza degli orchestrali.
Per risolvere la controversa competizione tra i due teatri, von Gross riuscì a far intervenire il Principe Reggente che proibì al teatro di Monaco di eseguire le stesse opere di Wagner nello stesso periodo…così il Festival fu salvo ancora una volta.
La critica in generale proclamò il Lohengrin di Bayreuth come lo spettacolo più riuscito nonostante alcune pecche di regia rilevate da Weingartner e Shaw.
Dal lato musicale i cori furono eccellenti, la direzione di Mottl fu elogiata, ma alcuni la giudicarono penalizzante per i cantanti.
A causa dei tempi staccati da Mottl, l’orchestra e le voci non riuscirono ad amalgamarsi portando allo sbando le voci di Ernst van Dyck e Lillian Nordica nei ruoli di Lohengrin ed Elsa che purtroppo non convinsero, ma in seguito ed in altri teatri furono interpreti di riferimento; meglio la coppia “nera” formata da Demeter Popovici e Marie Brema, che fu un’Ortrud impressionante.


Gli ascolti

Giulia Grisi intervista Marianne Brandt / 3


Wagner - Tannhäuser

Atto I

Dir töne Lob! - Deszo Matray (1904), Willi Birrenkoven (1909)

Stets soll nur dir, nur dir mein Lied ertönen! - Hermann Winkelmann (1905)

Als du in kühnem Sange uns bestrittest - Karl Scheidemantel (1907)

Atto II

Dich, teure Halle - Katharina Fleischer-Edel (1907), Ellen Gulbranson (1914)

Dich treff' ich hier in dieser Halle - Paul Knupfer & Katharina Fleischer-Edel (1904)

Blick' ich umher in diesem edlen Kreise - Theodor Bertram (1907)

Der Unglücksel'ge, den gefangen - Cäcilie Rusche-Endorf (1909)

Atto III

Wohl wußt' ich hier sie im Gebet zu finden - Clarence Whitehill (1904), Theodor Bertram (1906)

Allmächt'ge Jungfrau, hör mein Flehen! - Katharina Fleischer-Edel (1909)

Wie Todesahnung Dämmrung deckt die Lande - Theodor Bertram (1902)

Inbrunst im Herzen, wie kein Büßer noch - Ernst Kraus (1911)

Da sah ich ihn, durch den sich Gott verkündigt - Erik Schmedes (1910)

Wagner - Lohengrin

Atto I

Dank, König, dir! - Rudolf Berger (1907)

Nun sei bedankt, mein lieber Schwan! - Wilhelm Gruning (1905)

Atto II

Euch Lüften, die mein Klagen - Katharina Senger-Bettaque (1905)

Entweihte Götter! - Edyth Walker (1908)

Du Ärmste kannst wohl nie ermessen - Frieda Hempel (1922)

Des Königs Wort und Will tu ich euch kund - Hermann Bachmann (1907)

...ob sein Geschlecht, sein Adel wohl bewährt? - Luise Reuss-Belce & Johanna Gadski (1903)

Atto III

Atmest du nicht mit mir die süssen Düfte? - Alois Hadwiger (1912)

Höchstes Vertraun hast du mir schon zu danken - Hermann Winkelmann (1905)

In fermem Land - Alois Burgstaller (1906), Erik Schmedes (1906)

Mein lieber Schwan! - Alois Hadwiger (1912)

Wagner - Die Meistersinger von Nüremberg

Atto I

Am stillen Herd in Winterszeit - Hermann Winkelmann (1900), Ernst Kraus (1902)

Atto II

Was duftet doch der Flieder - Leopold Demuth (1909)

Jerum! Jerum! Hallahallohe! - Anton von Rooy (1902)

Atto III

Wahn! Wahn! Überall Wahn! - Leopold Demuth (1909)

Grüss Gott, mein Junker! - Hermann Bachmann & Ernst Kraus (1908)

Abendlich glühend in himmlischer Pracht - Hermann Winkelmann (1906)

Weilten die Sterne im lieblichen Tanz? - Hermann Winkelmann (1900)

Selig, wie die Sonne - Johanna Gadski (1908), Leopold Demuth (1909)

Morgenlich leuchtend in rosigem Schein - Hermann Winkelmann (1900), Wilhelm Gruning (1905), Ernst Kraus (1910)

Grieg - Peer Gynt

Solveijgs Lied IV (Der Winter mag scheiden) - Beatrix Kernic (1903)

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venerdì 7 agosto 2009

I venerdì di Wagner: Giulia Grisi intervista Marianne Brandt (seconda parte)

Giulia Grisi: Mi parli dei primi allestimenti del Festival e della scelta dei cantanti.

Marianne Brandt: Aiutata dall’ingegno di von Gross, Cosima comprese che l’unico modo per aiutare il Festival era aumentare gli ingressi ampliando il repertorio, ma per ammortizzare le spese degli allestimenti, il Festival si sarebbe celebrato non continuativamente tutti gli anni, ma ad anni alterni con qualche eccezione proponendolo per due anni di seguito.
Von Gross consigliò di saltare il 1885 e di allestire, nel 1886, il Tristan und Isolde da affiancare a Parsifal al posto del Tannhäuser su cui Cosima nutriva grandi speranze, perché l’allestimento sarebbe stato meno traumatico per le finanze.
Cosima, pur riluttante, accettò ed iniziò a lavorare sull’opera.

Recuperò i bozzetti della prima rappresentazione di Monaco del 1865 e quella di Berlino del 1876, le quali avevano avuto la supervisione di Wagner e affidò ai fratelli Brückner ed al disegnatore Josef Flüggen le scene ed i costumi cercando l’assoluta fedeltà agli originali.
La donna per impostare la sua “regia” seguì religiosamente le istruzioni del marito in maniera dettagliata e fedelissima e cercando di rappresentare lo stile naturalista così perseguito da Wagner.
All’epoca la migliore Isolde in circolazione era Lilli Lehmann, ma ignoro se Cosima avesse pensato a lei per la parte di protagonista nel nuovo allestimento.
La Lehmann tra il 1886 ed il 1890 si era fermata troppo a lungo negli Stati Uniti partecipando alle stagioni del Metropolitan di New York e ignorando il contratto che la legava in esclusiva all’Opera di Stato di Berlino.
Il Teatro tedesco entrò in aperta polemica con il soprano che fu letteralmente “esiliato” dalla Germania e dai suoi teatri.
Solo l'intervento del Kaiser Guglielmo II riuscì a farla tornare in patria integrandola nelle stagioni d’opera tedesche a partire dal 1891.
Al suo posto furono scelte la grande Rosa Sucher, che frequenterà Bayreuth per ben 9 edizioni interpretando 5 ruoli (Isolde, Kundry, Eva, Venus e Sieglinde), e Therese Malten.
Per il ruolo di Tristan fu chiamato un tenore storico che conosceva perfettamente il ruolo ed era amatissimo dal compositore, ovvero quell’Heinrich Vogl, che contribuì con sua moglie Therese alla diffusione dell’opera, e si sarebbe alternato con Heinrich Gudheus.
Per Kurwenal la scelta cadde su Fritz Planck e Carl Scheidemantel, mentre Gustav Siher ed Heinrich Wiegand si sarebbero alternati per rappresentare il dolore di Re Marke.
La regia concepita da Cosima era tutta basata su una gestualità sobria, quasi oratoriale, ma efficace e tesa ad esaltare l’espressione del sentimento mentre le scenografie e le luci dovevano rendere l’atmosfera morbida e cristallina.
Pretese dall’orchestra un suono dolce, dilatato e quasi sussurrato.
Doveva essere un dramma potenziato dalla musica, non solo un’opera, come disse ella stessa.
Quelle recite furono un trionfo!
La Sucher e la Malten ricevettero critiche positive, ma la Sucher fu sublime per bellezza ed omogeneità del canto, calore del fraseggio, eccellenza attoriale e tecnica e assieme alla Lehmann si candidò come Isolde di riferimento per gli anni avvenire, tanto da riprendere il ruolo nel 1889, nel 1891 e nel 1892.
La Staudigl fu una Brangäne perfetta, così come il Kurwenal di Plack entrambi colonne del Festival per vari anni, il Tristan di Vogl impressionò soprattutto durante il monologo del III atto e fu un interprete ideale del ruolo anche nelle successive riprese (1891-92, nel 1889 ci fu Max Alvary).
La direzione di Felix Mottl fu esemplare e gli assicurò il podio del Festival per molti anni.
Dopo il Tristan Cosima iniziò a concepire il famigerato “Stile di Bayreuth”.

GG: Ecco! In che cosa consisteva lo “Stile di Bayreuth”?

MB: Occorre fare una premessa per comprendere come nacque e si sviluppò lo “Stile di Bayreuth”.
Tutto inizia durante le prove del “Ring” del 1876.
Wagner per preparare vocalmente i suoi cantanti chiamò il famoso studioso e insegnante di canto Julius Hey che aveva pubblicato Deutscher Gesangunterricht (1885) in quattro volumi ed il compendio Der kleine Hey (1912).
Lo studio di Hey aveva il preciso scopo di analizzare in maniera accurata e filologica la dizione tedesca discostandosi dagli influssi dialettali che affliggevano la Germania e cercando di ricostruire un linguaggio unitario partendo dai suoni, dalla loro emissione, dalle cavità di risonanza che erano alla base della perfetta emissione delle vocali e delle consonanti, dall’utilizzo del fiato nella lingua parlata.
Dava suggerimenti anche su come ottenere una buona postura, sulla respirazione, sullo sfruttamento delle cavità e sulla posizione corretta del suono per ottenere un canto facile, naturale e omogeneo ed una dizione chiara e perfetta.
Allievi che fecero tesoro della scuola tedesca di Hey furono anche Felix von Kraus, Friedrich Brodersen, Julius von Raatz-Brockmann e Ernestine Schumann-Heink.
Wagner stesso inviò da lui Georg Unger, il primo Froh e Siegfried di Bayreuth, per risolvere alcuni problemi riguardanti un difetto di pronuncia e di posizione del suono che rendevano problematica la dizione tedesca e l’emissione della voce.
Unger tra l’altro non fece tesoro di tali consigli e durante il Festival, ma anche durante la tournée con Neumann ed i concerti londinesi con Hans Richter la voce si spezzava di continuo costringendolo a cancellare le recite.
Inutile dire che questo atteggiamento aprì una grave ferita nel rapporto di ammirazione e fiducia instaurato con Wagner, il quale gli preferì più tardi il Siegfried di Heinrich Vogl.
Cosima affiancata da Julius Kniese, partendo da queste encomiabili premesse, voleva creare uno stile di canto che identificasse immediatamente Bayreuth e “insegnasse” come Wagner andasse cantato.
Lodevole iniziativa, almeno sulla carta, che soprattutto non avrebbe dovuto sovrapporsi a ciò che voleva il marito, ma, a livello pratico, la mania di perfezionare i dettagli di Wagner non tardò a sostituire i dettami del Maestro con quelli di Cosima…con risultati altamente discutibili.
Lei e Kniese intervennero massicciamente sulla tecnica vocale!
Per fare in modo che le parole contenute nei “sacri poemi del marito” fossero ben scanditi e si scolpissero nella mente e nelle orecchie di tutti, decise che le partiture andassero più “recitate” che “cantate”!
La parola cantata doveva non soltanto identificare un ruolo, ma doveva essere pronunciata in maniera diversa assecondando lo status del personaggio all’interno dell’opera!
Così i personaggi “neri” come Alberich, Hagen, Mime, i giganti, Telramund, Ortrud e Klingsor dovevano rappresentare il male e trasmettere il lato demoniaco di conseguenza la pronuncia delle vocali e delle consonanti doveva essere ben diversa dai cantanti che interpretavano i ruoli “buoni” come gli Dei, le Ondine e gli Umani.
Le consonanti sarebbero state rinforzate o addolcite, le vocali avrebbero avuto un’apertura minore o maggiore o una pronuncia più aspra o nobile assecondando le esigenze “morali” della parte. Insomma questo tipo di emissione che costringeva i cantanti a spezzare la linea di canto, ad ingolare il suono, ad inasprire il timbro, a rendere fissi i suoni al passaggio di registro e agli acuti, e ad omogeneizzare il fraseggio tutto basato sul mezzoforte, contribuì allo stile declamatorio di Bayreuth …”Le consonanti latrate di Bayreuth” come le chiamarono i critici.
La stessa Ernestine Schumann-Heink, che Cosima preparò personalmente nell’interpretazione di Erda e Waltraute, lasciandole, curiosamente, carta bianca nei riguardi del canto, si trovò durante un pranzo a scontrarsi in maniera ironica con Julius Kniese dimostrandogli l’infondatezza dello “Stile di Bayreuth” parlando al cameriere utilizzando il metodo creato da lui e Cosima e muovendo i presenti, tra cui Siegfried Wagner, alle risa e ad un applauso divertito e liberatorio!
Tutto secondo i dettami di Cosima sarebbe stato subordinato al dramma, compresa la tecnica vocale.
Per quanto riguarda la recitazione imposta ai cantanti, anche questa si discostava da quella prevista dal Maestro.
Durante le prove del “Ring” a Bayreuth e a Berlino, quest’ultimo con Angelo Neumann, egli impose una recitazione quanto mai naturale e dai movimenti coreografici che si armonizzavano con canto, musica ed esigenze psicologiche.
Addirittura cantanti come Therese Vogl e Josephine Scheffzky ritenevano “scandalosi” i gesti appassionati che Sieglinde doveva compiere nei riguardi di Siegmund, e mentre Unger si divertì di fronte all’iperazionismo che il compositore impose al secondo atto di Götterdämmerung, Neumann ed Hey si commossero di fronte all’interpretazione appassionata che Wagner diede loro nei ruoli di Tannhäuser e Mime.
Ma Wagner aveva il pregio di rispettare la sensibilità ed il carisma dei suoi cantanti accogliendo da loro anche preziosi suggerimenti.

GG: Ma allora come si canta Wagner?

MB: Il problema fondamentale è rappresentato proprio dal canto!
Si dice che cantare Wagner distrugga la voce, che chi canta Wagner non riesca a cantare nemmeno Mozart…niente di più falso!
La voce la distruggi se canti male!
Perché Wagner dovrebbe costringere i cantanti a “parlare” più che cantare?
Proprio lui?
Wagner diceva: “Nessuno può dire che le mie composizioni siano difficili per la voce. No! Sono i cantanti che sono difficili per le mie composizioni!” E la sua interlocutrice era la Viardot!
Ma avete dato uno sguardo al repertorio che affrontavano i cantanti che Wagner sceglieva per le sue opere?
Parlo di artisti come Albert Niemann, i coniugi Vogl, Johanna Jachmann-Wagner, i coniugi Schnorr-von Carosfeld, Anna Deinet, Mathilde Mallinger, Hans Tichascheck, i coniugi von Milde, Amalie Materna, Therese Malten, Marianne Brandt (perdonate l’immodestia!), Anna Sachse-Baumgartner, Emil Scaria, Karl Hill, Hedwig Reicher-Kindermann, Wilhelmine Schroeder-Devrient e potrei continuare a lungo!
Si parla di compositori come Bellini, Spontini, Gluck, Meyerbeer, Verdi, Auber, Halévy, Berlioz, Beethoven, Thomas, Gounod, Weber, Donizetti, Rossini, Mozart ed i contemporanei.
Parliamo di cantanti la cui carriera si aggira per lunghezza tra i 20 ed i 40 anni, che cantarono Wagner con i suoi suggerimenti e senza compromettere le corde vocali o sacrificare la linea di canto.
Questi cantanti quando aprivano la bocca sapevano perfettamente come adattarsi allo stile del compositore, come interpretare e come rispettare la partitura, altrimenti non si spiegherebbe l’interesse che Wagner ebbe per Manuel Garcia e la Viardot, da cui mandò la nipote Johanna Jachmann-Wagner per perfezionarsi o a cui chiese di cantare il ruolo di Isolde, ruolo creato ritenendo voce ideale quella di Therese Titjens, dalla quale durante una prova al pianoforte rimase estasiato e alla quale chiese un parere per l’interprete di Kundry!
La stessa Johanna Jachmann-Wagner, prima Elisabeth, che fu Musa ispiratrice per la vocalità di Brünnhilde, si rivolse a Lei, cara Madama Grisi, per imparare il ruolo di Norma!
Per cantare Wagner, dunque, per realizzare il tipo di espressività richiesta, per far fronte alle esigenze della parte occorre tutto quello che serve per affrontare qualunque altro compositore, con l’aggiunta di una dizione tedesca chiara e perfetta, un buon volume vocale che aiuti a superare l’orchestra e una naturale resistenza fisica che da sola la tecnica non può dare.
Occorre padroneggiare il fiato, duttilità vocale, compattezza dello strumento ed una linea di canto che riesca a fondersi con le melodie dell’organico orchestrale!
C’è anche il declamato, come in qualunque altro compositore del resto, da Peri a Wagner e oltre, e mi riferisco soprattutto al monologo dell’Olandese, certe frasi che Senta lancia alle filatrici, il lungo intervento finale di Tannhäuser, le frasi di Ortrud e Telramund all’inizio del secondo atto, il lamento di Tristan, la maledizione di Alberich ed il monologo di Wotan, gli interventi di Mime e alcuni passaggi del primo atto di Siegfried, il lamento di Amfortas, il racconto di Gurnemanz, i momenti isterici di Kundry.
Il resto va cantato legando le frasi, ed è improntato ad un cantabile nobile e sublime in cui occorre fraseggiare con espressione e respirare con l’orchestra.
Se bisogna sostenere la “melodia infinita” wagneriana occorre avere una linea di canto solida.
Se invece si deve sostituire il canto alla declamazione, non c’è problema, ma in quel caso si fa teatro di prosa.
Wagner apprezzava moltissimo il canto all’italiana del García e della Marchesi, non tollerava coloro che facevano del virtuosismo un esercizio spento, autoreferenziale e rigido, che si preoccupavano solo di fraseggiare durante le arie facendo cadere nel nulla tutto il resto.

GG: Ma i cantanti che si esibivano a Bayreuth erano un fenomeno legato solo al teatro di Richard Wagner e alla Germania oppure erano ospitati anche in altri teatri europei o internazionali?

MB: Se si dà uno sguardo alle locandine e agli archivi dell’epoca si noterà come artisti invitati a Bayreuth erano regolarmente presenti anche in teatri europei e americani, senza alcun pregiudizio sullo “Stile di Bayreuth” né distinzione, anzi anche questo contribuiva alla diffusione dell’opera wagneriana.
In molti casi i teatri avevano la loro compagnia fissa come nel caso del Met in cui un tenore meraviglioso come Jean De Reszke interpretò Siegfried al fianco della Lehmann, ma è anche vero che a New York gli stessi cantanti scritturati a Bayreuth figuravano tranquillamente e per molte stagioni e non soltanto nei cast delle opere wagneriane.
Johannes von Elmblad, Louise Reuss-Belce, Max Alvary, Albert Niemann, Heinrich Vogl, Robert Blass, Theodor Bertram, Anton van Rooy, Carl Braun, Alois Burgstaller, Amalie Materna, Katharina Fleischer-Edel alternati ad altri wagneriani di razza sono solo i primi nomi che mi vengono in mente e la lista sarebbe ancora lunghissima.
Quindi l’opera di Wagner era portata avanti sia dai cantanti scritturati da Cosima e Siegfried Wagner, sia da quelli scelti da Toscanini, Gatti-Casazza ed altri direttori ed impresari teatrali.
E’ vero che la Lehmann, la Ternina, la Nordica, la Gadski eccetera cantavano anche in altri repertori, se lo potevano permettere dopo tutto con la loro preparazione tecnica, ma la presenza di quei cantanti così diversi nei teatri di tutto il mondo, mi pare tutto fuorché insignificante!
Testimonia la nascita e la diffusione coerente del canto wagneriano condotto sia in Europa sia in America sia in altri teatri senza alcuna riserva!

GG: Come si discostava Cosima dalla recitazione voluta da Wagner?

MB: I cantanti dei quali Cosima controllava gesti ed espressioni del viso non erano liberi di esprimersi nel canto e nella recitazione, addirittura arrivava a controllare il movimento degli occhi, delle dita e a prendere le distanze metro alla mano affinché la scena fosse perfetta…per lei.
La grande Lilli Lehmann che aveva lavorato con Richard Wagner nell’inaugurazione del Festival del 1876 e interpretò Brünnhilde nella ripresa del 1896, accusò Cosima di contraddire con la sua regia del Ring quella che Wagner aveva concepito nel 1876 e di trasformare i cantanti in marionette senz’anima e che la sua ossessione di irradiare eternità e pose eterne era una mania.
I critici più feroci, annoiati da tanta staticità, parlarono dei cantanti come se fossero bloccati in scena al pari di “botti di birra”.
Il tenore Ernst van Dyck, Parsifal incomparabile, dapprima grande ammiratore di Cosima, poi suo acerrimo detrattore la accusava di non lasciarlo cantare, perché secondo “Frau Meister” (Cosima) egli doveva “parlare”.
I suoi ammiratori, che non mancavano, sottolineavano il fatto che Cosima abbandonasse moduli recitativi desueti per creare qualcosa di nuovo e teatrale.
Anna Bahr-Mildenburg parlava di Cosima come una grandissima attrice che con pochi gesti e aprendo appena le labbra era capace di evocare Kundry e Isolde.
Ne era così convinta che sia il suo metodo di canto sia quello attoriale erano improntati sullo stile declamatorio di Bayreuth.
La Bahr-Mildenburg era però una grande attrice e riusciva a trasmettere da quei gesti minimi, innaturali e da pantomima, una grande credibilità.
Cercò anche di insegnarli, ma riuscivano solo a lei...
Alfred von Bary ammirava incondizionatamente l’incarnazione che Cosima diede di Isolde quando durante le prove sostituì Marie Wittich colta da malore.
Antoni Ribera, allievo di Julius Hey, fece della declamazione di Bayreuth la sua bandiera accogliendo più le indicazioni di Cosima che del suo maestro.
Nei suoi discorsi si divertiva a denigrare il canto italiano ritenendo la dizione incomprensibile, i fraseggi inespressivi e le agilità inutili anche se ne ammetteva l’importanza storica.
Peccato che compositori come Bellini, Rossini, Verdi e Donizetti, che scrivevano “all’italiana”, ritenessero la dizione importante al pari del canto e intraprendessero sedute infinite per curare la parola e l’espressione dei loro cantanti…anche Wagner faceva così e, di certo, non era un caso…


Gli ascolti

Giulia Grisi intervista Marianne Brandt / 2


Schumann

Alte Laute, op. 35 no. 12 - Felix von Kraus (1907)

Freisinn, op. 25 no. 2 - Felix von Kraus (1907)

Ihre Stimme, op. 96 no. 3 - Felix von Kraus (1907)

Lied eines Schmiedes, op. 90 no. 1 - Felix von Kraus (1907)

Wer machte dich so krank?, op. 35 no. 11 - Felix von Kraus (1907)

Wolf - Gesang Weylas - Felix von Kraus (1907)

Wagner - Tristan und Isolde

Atto I

Den hab ich wohl vernommen - Pelagie Greef-Andriessen (1901)

Der "Tantris" mit sorgender List sich nannte - Pelagie Greef-Andriessen (1903)

Atto II

Dein Werk? O tör'ge Magd! - Pelagie Greef-Andriessen (1903)

O sink hernieder - Ernst Kraus & Erna Denera (1915)

Doch unsre Liebe - Ernst Kraus & Erna Denera (1915)

Tatest du's wirklich? - Paul Knupfer (1915)

Wohin nun Tristan scheidet - Ernst Kraus (1905)

Als für ein fremdes Land - Pelagie Greef-Andriessen (1903)

Atto III

Die alte Weise - Ernst Kraus & Eduard Habich (1915)

Noch ist kein Schiff zu sehn! - Ernst Kraus (1912)

Das Schiff? Siehst du's noch nicht? - Ernst Kraus (1910)

Mild und leise - Pelagie Greef-Andriessen (1903), Lillian Nordica (1911)

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venerdì 31 luglio 2009

I venerdì di Wagner - Giulia Grisi intervista Marianne Brandt (prima parte)

Cari lettori,
apriamo con questa puntata dei "Venerdì di Wagner" un ciclo dedicato alla nostra amata collega, Frau Marianne Brandt, che ha graziosamente acconsentito a prendere un tè con Donna Giulia Grisi e a farsi, con l'occasione, intervistare.


Giulia Grisi: Quali furono i suoi rapporti con il Festival di Bayreuth?

Marianne Brandt: Fui invitata in due occasioni da Richard Wagner in persona per prendere parte al Festival di Bayreuth: la prima volta nel 1876 mi affidò il ruolo di Waltraute nel Götterdämmerung nel secondo cast.
Ero il doppio di Louise Jaide, il meraviglioso contralto che interpretava anche il ruolo di Erda, e artista che Wagner apprezzava per la sua voce e la sua umanità.
La seconda nel 1882 per affrontare le recite del Parsifal nel ruolo di Kundry.
Due momenti storici della mia carriera e due esperienze estremamente gratificanti.

GG: Come mai la scelta del ruolo ricadde su di lei?

MB: Dietro c’è un aneddoto molto particolare che si lega a doppio filo con la mia maestra di canto ed il personaggio di Cosima, moglie del Maestro.
Richard Wagner, allora, cercava altre due interpreti da affiancare alla sua prima Kundry, la grande Amalie Materna le cui doti vocali erano state prese a modello per plasmare la parte, per condividere con lei le quindici recite in programma.
Serviva praticamente un triplo cast per i due ruoli principali del soprano e del tenore.
Il compositore trovò nel soprano Therese Malten la seconda Kundry, cantante con la quale fui “rivale” per un certo periodo, mentre per la terza si rivolse ad un autentico mito del canto, ammirata dal compositore e sua buona amica, ovvero Pauline Viardot, la mia insegnante.
Lei senza indugi gli suggerì il mio nome, poiché mi considerava adatta al ruolo nonostante la mia natura di voce grave, ma abbastanza estesa in acuto.
Quando arrivai in treno a Bayreuth fu proprio Cosima a darmi il benvenuto in stazione e mi accompagnò molto cordialmente al Festspielhaus.
In teatro Wagner stava già facendo le prove e vedendomi sul palcoscenico, senza alcun saluto, e senza avermi nemmeno ascoltato, mi guardò con estremo disgusto e mi disse che ero la cantante dall’aspetto peggiore che avesse calcato quel palcoscenico!
Io, furiosa, ma senza scompormi, ripresi le mie cose e tornai in stazione per tornare a casa, a Monaco.
Fu sempre Cosima ad inseguirmi, prese anche il treno per raggiungermi a Norimberga e scusarsi della condotta ineducata del marito…era stanco e nervoso a causa delle prove e mi pregò di tornare con lei a Bayreuth, ma io fui irremovibile.
Fu solo quando Cosima telegrafò alla Viardot affinchè cercasse di convincermi a tornare indietro e salvare le recite che cambiai idea, ma pretesi le scuse di Wagner.
Il compositore si scusò e iniziai a provare con lui e alla fine venne da me e si complimentò per la natura perfetta della mia voce, per la bellezza del timbro e perché ero l’unica cantante che possedeva in sé le doti per cantare Kundry…parole sue!

GG: Come andarono le prove?

MB: Le prove non furono affatto facili, ma paragonate a quelle estenuanti del Ring, sicuramente meno complesse, ma non meno impegnative.
Oltre che cantanti voleva, giustamente, che fossimo attori.
Wagner era sicuramente un grande regista, ma nonostante il suo entusiasmo, che contagiava la compagnia e i buoni risultati ottenuti con un impegno assoluto nostro e suo, io ebbi i miei momenti di sconforto e di aperto scontro con Wagner.
Mi recavo da Angelo Neumann a sfogarmi in lacrime.
Il primo e terzo atto riuscivo a cantarli senza problemi e con l’espressione ed il colore che il Maestro cercava, ma nel secondo era difficile per me conciliare canto e recitazione soprattutto con il tipo di interpretazione piena di sensualità ed isterismo voluta da Wagner.
Neumann, in realtà, che mi stimava come cantante e attrice, non trovava la mia voce ed il mio temperamento adatti ad un personaggio sfaccettato come Kundry, soprattutto nel secondo atto, ma cercava di starmi vicino.
Alla fine fui scelta per il secondo ciclo di recite e cantai con Heinrich Gudheus.
Alla Materna l’onore del primo ciclo, assieme ad Hermann Winckelmann, mentre la Malten (che avrebbe incarnato lo stesso personaggio per altre 8 edizioni) condivideva il palcoscenico con Ferdinand Jaeger e fu un trionfo per tutti gli interpreti a parte il deludente Parsifal di quest’ultimo, che aveva grandi problemi tecnici,
Wagner ne fu entusiasta e disse che quanto a qualità c’era l’imbrazzo della scelta…soprattutto riferito alle tre Kundry!
Eravamo tre cantanti completamente differenti: la Materna possedeva una voce drammatica ed un grande temperamento, era un po’ affaticata, ma era perfetta nel ruolo; io possedevo una voce scura ed estesa ed ero più solenne; la Malten, che a inizio carriera aveva timbro chiaro, durante quelle recite era riuscita a maturare una voce più spinta e vellutata.

GG: Dopo come mai non è più tornta a Bayreuth?

MB: Successivamente ci furono dei contatti soprattutto per Kundry e per il ruolo di Brangaene nel primo allestimento di Tristan und Isolde a Bayreuth (1886), ma purtroppo non se ne fece nulla.
Successivamente iniziai a frequentare l’America, il Metropolitan dove fui una presenza molto gradita e costante dal 1884 al 1888 partecipando con successo a numerose prime produzioni e fui ospite in altri teatri d’Europa in cui mi tolsi lo sfizio di interpretare, almeno per una volta, il ruolo della principessa wagneriana ad Amsterdam.
Al mio posto, a Bayreuth, cantarono Gisela Staudigl, che diventerà una importante presenza nel teatro, e Pelagie Greef-Andresen che farà una dignitosa carriera come soprano interpretando, tra l’altro, anche il ruolo di Isolde.
Nel 1890 decisi di ritirarmi per dedicarmi all’insegnamento, ma a volte mi piaceva mettermi alla prova con qualche concerto.
Sa, la voce reggeva ancora benissimo e avrebbe ancora resistito per oltre 20 anni!

GG: Parliamo di Cosima Wagner e delle questioni legate alla gestione del Festival di Bayreuth.
Cosa avvenne alla morte di Wagner e quali furono le scelte della donna per portare avanti l’opera del marito?


MB: La morte del marito gettò Cosima in una prostrazione lacerante.
La sua vedovanza stretta e angosciosa la isolò ben presto dalla famiglia e dal mondo.
Non aveva perso soltanto un genio musicale e teatrale, colui cioè, che con una ferrea determinazione ed un ego gigantesco, aveva realizzato non solo i suoi sogni di musicista e drammaturgo, ma aveva creato un autentico culto intorno alla sua musica e alla sua drammaturgia, ma aveva perduto l’uomo, il marito che amava in maniera sconfinata e verso cui provava un’ammirazione talmente appassionata che presto tale sentimento la avrebbe trasformata nella devota custode spirituale e “sacerdotale” della sua opera.
Il dolore la portò ad eccessi da tragedia greca!
Tagliò e depositò i suoi capelli sul corpo del marito come un omaggio votivo, strinse al suo corpo la salma del compositore per un’intera giornata, e, come se avesse deciso di morire d’amore alla maniera dell’Isolde creata da Wagner, smise di mangiare, parlare e dormire per quattro giorni.
Un desiderio di autodistruzione tale che si placò soltanto di fronte al futuro incerto dei suoi figli e alla missione che le circostanze e la sua personalità le imposero di portare avanti.
Fu allora che decise di reagire.
Salutò per l’ultima volta il marito facendolo seppellire nel giardino di villa Wahnfried e al proprio fianco volle colui che per trent’anni si rivelerà come il migliore amico e più fedele consigliere di Cosima, ma anche dell’impresa economica alla base di Bayreuth:Il geniale banchiere Adolf von Gross.

GG: Come si risolsero le questioni legate al testamento e all’eredità di Wagner?

MB: Il problema del testamento fu il primo vero ostacolo che Cosima si trovò sul suo cammino per ottenere la gestione assoluta del Festival.
Come avevano scoperto sia von Gross sia Cosima, il Maestro prima della sua morte non aveva redatto alcun documento che testimoniasse il lascito dei beni familiari e nessun suggerimento sulla successione alla direzione del teatro nei confronti di un membro della famiglia, in questo caso Cosima ed il figlio Siegfried, rendendo praticamente instabile il futuro dei Wagner e la gestione del Festspielhaus.
Cosima si trovava sola e senza alcun documento legale per reclamare la custodia dell’eredità di Wagner.
Di fronte alla legge era solo la vedova che aveva condiviso con il Maestro la vita e le vicende artistiche, così la donna si ritirò per un anno a Villa Wahnfried ricevendo visite solo dai suoi figli e da von Gross.
Ma non stette con le mani in mano.
Diede carta bianca a von Gross in merito alle pratiche legali, affinché lei e suo figlio Siegfried venissero riconosciuti come eredi legittimi delle proprietà del compositore, garantendo così la continuità dell’impresa e della sua opera, in più decise di occuparsi personalmente dei preparativi al Festival del 1883.
Non troppo segretamente, Cosima cercò con ogni mezzo a sua disposizione di recuperare ogni documento o manoscritto redatto da Wagner e non in suo possesso per evitare sciacallaggio e cattiva pubblicità, che potesse soltanto rovinare la reputazione dell’ingombrante marito arrivando addirittura a mistificare, con varie censure e manomissioni, tutte le prove che potessero intaccarne la memoria ed il suo culto.
Von Gross, intanto, con abile mossa legale creò un “testamento retroattivo” di Wagner in cui Cosima e Siegfried potessero effettivamente essere riconosciuti come eredi diretti e unici depositari delle sostanze familiari, così da evitare che le varie associazioni wagneriane potessero reclamare il loro diritto a mettere le mani sui beni del compositore.
Insomma il potere di Cosima stava portando i suoi frutti.

GG: Quale fisionomia assunse il Festival una volta che Cosima si trovò alla sua testa?

MB: Il Festspielhaus a partire dal 1883, fu concepito come “Tempio” del culto wagneriano.
Ogni rappresentazione doveva celebrare il genio del Maestro con tutta la “sacralità” annessa.
Cosima nel suo primo anno di gestione, decise di far rappresentare solo le opere del marito dal Fliegende Holländer al Parsifal escludendo le “neglette” opere giovanili (Due Feen, Das Liebesverbot e Rienzi).
Programmò anche l’ordine in cui queste opere sarebbero state allestite a Bayreuth nel corso degli anni, con eccessivo ottimismo da parte sua:
Parsifal sarebbe stato rappresentato tutti gli anni e a partire dal 1885 un’opera del repertorio del marito, scelta tra le 10, avrebbe inaugurato il Festival dando lustro e visibilità all’impresa e alla memoria del marito
Nell’ordine, Tristan und Isolde (1885), Fliegende Holländer (1886), Lohengrin (1887), Tannhäuser associato ai Meistersinger (1888) e finalmente nel 1889 il Ring.
Di fronte al futuro piano del Festival presentato da Cosima, von Gross rimase perplesso: occorrevano somme di denaro altissime per gli allestimenti e al momento con i debiti che pesavano sulla famiglia e sul Festspielhaus, era impossibile una programmazione del genere e consigliò alla donna di riproporre per il momento e fino a quando le risorse non avessero permesso nuovi allestimenti il solo Parsifal.
Cosima celebrò l’edizione del 1883 come un revival dell’anno prima, una sorta di “Requiem” commemorativo alla memoria del Maestro, ma decise di non entrare nel Festspielhaus.
In più Emil Scaria, il grande basso che aveva interpretato Gurnemanz alla prima del Parsifal garantì la sua presenza come cantante, ma non quella di direttore artistico, e l’aiutante di Wagner Julius Kniese si prese tale responsabilità diventando più fanatico e ossessivo della moglie del compositore!
I cantanti furono i medesimi dell’anno prima e cioè Hermann Winckelmann e Heinrich Gudheus, Parsifal, Amalie Materna e Therese Malten, Kundry, all’Amfortas collaudato di Theodor Reichmann si affiancò quello di Anton Fuchs che interpretava anche piccoli ruoli, Titurel e Klingsor condiviso con Eugen Degele, Emil Scaria e Gustav Siher riproposero il loro Gurnemanz e alla direzione l’immancabile Levi e Franz Fischer.
Solo io, Carl Hill (il creatore di Klingsor alla prima del 1882) e il tenore Ferdinand Jaeger non prendemmo parte alle rappresentazioni.
Convocò il suo ex marito Hans von Bulow e Franz Liszt per affidare loro la direzione musicale, ma entrambi negarono la loro partecipazione.

GG: Che ruolo giocò Kniese nella gestione artistica del Festival?

MB: Kniese sentendosi unto dalla mano del compositore, perché suo aiutante in vita, iniziò a fare scenate e minacce nei confronti dei cantanti, dava notizie fasulle a Cosima sulla presunta catastrofe a cui si stava andando incontro, criticò e umiliò aspramente il grande direttore d’orchestra Hermann Levi poiché reo di essere ebreo. Kniese era antisemita, e cercò di convincere la donna a sbarazzarsi di lui.
Cosima però aveva bisogno di Levi, era stato scelto appositamente dal marito e conosceva perfettamente le intenzioni del compositore, e mettendo da parte il suo antisemitismo estremista, intimò a Kniese di abbandonare Bayreuth alla fine del Festival.
Le rappresentazioni di quest’anno non ebbero il successo sperato, pochi giornali si occuparono del Festival in cui videro solo l’omaggio al maestro piuttosto che una celebrazione operistica.
Successivamente a coloro che protestavano per la presenza di Levi propose un documento in cui si dichiarava il direttore indegno moralmente e senza alcuna qualità artistica per dirigere il Parsifal…nessuno firmò e Levi rimase al suo posto.

GG: Quando e come Cosima Wagner iniziò ad occuparsi personalmente degli allestimenti e della musica così da iniziare a formare quello che in futuro sarà chiamato “Stile di Bayreuth”?

MB: Fu durante il 1884.Cosima abbandonò finalmente il suo auto esilio e decise di riproporre il Parsifal con lo stesso cast dell’anno precedente e con l’aggiunta di Fritz Plank (Klingsor), ma stavolta decise di assistere alle prove e intervenire di persona.
Si fece costruire una postazione nascosta su un lato del palcoscenico completamente avvolta da drappi che la celavano alla vista degli artisti.
Attenta e ben presente, seguiva da questo “rifugio” la musica leggendola sul suo spartito per canto e pianoforte, dando indicazioni a Levi su come dirigere determinati brani dell’opera e trovò nel direttore un valido alleato che ascoltava e obbediva ai suoi consigli.
Il Festival del 1884 ebbe un esito trionfale.
I giornali tedeschi e quelli internazionali come il Times nei loro articoli elogiarono il coro e portarono alle stelle la direzione di Levi, ma non mancarono le critiche che accusavano il Festival di eccessivo sciovinismo e antisemitismo: Bayreuth aveva perso il suo fascino, il teatro era diventato solo un freddo e pallido monumento all’ego del compositore. Ma già si formavano i primi cultori wagneriani per i quali andare a Bayreuth era un pellegrinaggio.
Alcuni andavano per “moda”, altri per passione, i più ferventi pensavano che l’applauso fosse un’espressione sacrilega, altri preferivano spellarsi le mani.
Ma in quell’anno le cose per l’impresa iniziavano ad andare meglio, le finanze si stavano sanando, il successo non mancava, così Cosima si autonominò direttrice del Festival.

GG: Come reagirono le associazioni wagneriane a questa nomina?

MB: Oh, il finimondo!
Le società wagneriane urlarono allo scandalo ed iniziarono a fare opposizione.
Inviarono a villa Wahnfried una squadra di delegati per convincere la vedova a cedere il controllo del teatro alle loro associazioni oppure a farsi aiutare da esperti del settore.
Lei preferì non riceverli e tutto finì li.
In molti speravano che il Festival ripiombasse in una nuova nerissima crisi a causa della poca esperienza di Cosima nella direzione artistica e nella mancanza di un gruppo di collaboratori adeguati.


Gli ascolti

Giulia Grisi intervista Marianne Brandt / 1


Weber - Oberon

Atto II - Ozean! Du Ungeheuer - Anna Bahr-Mildenburg (1904)

Donizetti - Lucrezia Borgia

Atto II - Il segreto per esser felici - Marianne Brandt (1905)

Meyerbeer - Le prophète

Atto II - Ah, mon fils - Marianne Brandt (1905)

Verdi - Don Carlo

Atto II - Carlo ch'è sol - Giuseppe Kaschmann (1903)

Rubinstein - Gelb rollt mir zu Füßen - Martha Leffler-Burckard (1901)

Wagner - Parsifal

Atto I

He! Ho! Waldhüter ihr - Paul Knupfer (1913)

Vom Bade kehrt der König heim - Paul Knupfer (1914)

Atto III

Mein erstes Amt verricht' ich so - Paul Knupfer (1913)

Du siehst, das ist nicht so - Robert Blass (1903)

Mein Vater! Hochgesegneter der Helden - Clarence Whitehill (1914)

Nur eine Waffe taugt - Wilhelm Gruning (1905), Erik Schmedes (1908)

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