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lunedì 12 maggio 2008

Edita Gruberova in concerto alla Scala

L'ultima volta di Edita Gruberova alla Scala fu circa una decina d'anni fa, nella Linda di Chamounix. Una lunga assenza dal più grande teatro italiano, che ha accolto l'ingresso sul palco della grande diva di Bratislava con una lunghissima ovazione di affetto e stima per questa cantante straordinaria, un vero gigante del canto.
Questo post è di nuovo profondamente passatista, e la Scala di questa sera lo è stata tanto quanto il nostro Corriere nell'omaggiarla con un grande trionfo.

Ha cancellato subito ogni dubbio sulla danneggiata acustica della Scala post restauro, mettendo la voce al centro della sala già al primo lied di Schubert. Solo chi canta con modi e mezzi di alta scuola, quella di tradizione ottocentesca, può far correre la voce come Edita Gruberova questa sera, sonora anche e soprattutto nei pianissimi che hanno caratterizzato pezzi come Nacht und Traume o Im Abendrot, e fare arrivare fino lassù in alto, al lampadario, le mille sfumature, anche quelle minime, con cui ha gestito il salotto, francamente di per sé non molto vario, di Schubert. Dai pezzi di mezzo carattere come A Silvia, sino all’intensissima scena della Margherita di Goethe o al bellissimo lied con il clarinetto Der Hirt auf dem Felsen( bravissimo Meloni) la Gruberova ha percorso tutte le strade possibili, a lei, devo dire, molto congeniali, per dar senso alla musica: chiunque si sarebbe lentamente appannato nella tessitura centrale, perdendo lo smalto dei suoni in piano e pianissimo, che l’artista ha invece sorretto con una saldezza impressionante, con una freschezza timbrica che nessun soprano over sessanta ha mai esibito.
Tutto è arrivato facile, anche al secondo tempo, prima con Dvorak, molto più vario come testo, e poi con le suggestioni straussiane ( intensissimo e struggente Allerseelen ), perché il centro della voce è fermo, di suono cristallino e proiettatissimo, anche se in Strauss qualche nota è risultata stonata nella zona del passaggio, dove il grande soprano da sempre ricorre a portamenti e messe di voce. E questi, forse, sono gli elementi specifici e costanti del gusto della Gruberova, che da sempre, sin dalle sue prime apparizioni, ne ha fatto le sue modalità espressive. Su questo terreno la Gruberova appartiene alla tradizione del canto di gusto tedesco, non certo a quello italiano: si avvicina ai modelli delle Berger o delle Korjus e non a quello delle Kurz o delle Hempel, o, più recentemente, delle Sutherland. L’esecuzione dell’ultimo bis, il finale di Beatrice di Tenda, in particolare “Ah se un’urna è a me concessa”, è stata la prova della distanza, forse anche intellettuale, che corre tra questa artista e l’estetica del puro belcanto italiano. Potrebbe essere una battuta, ma le Alpi sono, per il gusto e l’estetica della grandissima Gruberova un ostacolo insormontabile. Del resto il belcantista di scuola italiana ha altre e diverse prerogative e modalità espressive, la grande coloratura di forza in primis ( ripenso, per confronto al finale di Pirata di June Anderson pochi giorni or sono) fatta soprattutto di terzine, quartine e volate piuttosto che di picchettati e staccati. Fantastici e italianissimi, invece, i trilli, che sono volati nitidissimi nella sala.
E’ stato un grande successo, anzi un trionfo, e non solo per stima di una carriera, ma proprio per il risultato artistico ottenuto. ….solo 3 bis, purtroppo.
Questo blog è stato felicissimo del concerto di questa altra “inossidabile sempreverde”, per il canto, l’intelligenza nella scelta del programma e.....la stupefacente freschezza vocale.



Franz Schubert
Geheimes D 719
Nacht und Träume D 827
Im Abendrot D 799
Der Jüngling an der Quelle D 300
Der Fluss D 693
Im Haine D 738

Franz Schubert
Suleika I D 720
Lied der Mignon D 877 n. 3
An Sylvia D 891
Gretchen am Spinnrade D 118

Franz Schubert
Der Hirt auf dem Felsen D 965
per soprano, clarinetto e pianoforte
Fabrizio Meloni, clarinetto

Antonín Dvořák
Písně milostné (Canti d’amore) op. 83

Richard Strauss
Die Nacht op. 10 n. 3
Allerseelen op. 10 n. 8
In goldner Fülle op. 49 n. 2
Zueignung op.10 n. 1


Pianista F.Haider

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