Come è ormai consuetudine si allestisce un titolo per il titolo in sé e non per gli interpreti. Ossia la scelta del cast è sistematicamente successiva alla scelta dell’opera da allestire. L’inversione delle priorità potrebbe essere accettabile per un’opera dimenticata e da riscoprire. Non lo è per un titolo di grande repertorio come la Dama. La suddetta inversione di priorità determina un assetto vocale, e quindi interpretativo, quantomeno traballante, le cui ripercussioni un direttore pur esperto e scrupoloso come Gianandrea Noseda può arginare soltanto in parte.
Dal coro, ma soprattutto dall’orchestra, abbiamo avuto sentore di quello che la Dama può e deve essere. Un dramma da camera inserito in un grandioso affresco storico. Grande pulizia sonora, ritmo incalzante, forse persino troppo nell’ultimo atto, ma comunque senza dimenticare la vena ironica che tanta parte ha in quest’opera, soprattutto nelle scene corali.
Hermann era il giovane tenore kazako Maksim Aksënov. Il timbro non è granché ma lo strumento si intuisce di qualità, da vero lirico spinto. Purtroppo emette suoni sovente ingolati e, quando tenta di cantare piano in una zona che non sia quella strettamente centrale, la voce sbianca e va indietro, mentre nella zona del passaggio l’intonazione è, a esser buoni, incerta. La lunghezza della parte è per lui sfiancante, e a partire dal finale secondo e poi più marcatamente ancora nel terzo atto l'artista cerca di compensare le carenze vocali enfatizzando, con esiti infelici, la follia del personaggio.
Svetla Vassileva, delicata voce di soprano lirico, annega nei vortici della partitura ben prima della scena della Neva. Eccettuato il registro centrale, sempre di bel colore, la voce suona povera e smunta, tanto in acuto (zona in cui peraltro oscilla udibilmente) quanto nei gravi. Ma è soprattutto sotto il profilo interpretativo che la signora Vassileva delude, optando per una Liza imbambolata e a tratti isterica, poco o nulla memore del proprio duplice status di trepida innamorata e giovane aristocratica.
Assai poca nobiltà e molti suoni duri e opachi anche nel canto di Dalibor Jenis, piattissimo nell’esecuzione della grande aria al secondo atto come nelle scene d’assieme al primo e soprattutto al terzo atto. Se una parte come questa, di fatto meramente decorativa, deve essere eseguita così, sarebbe forse opportuno considerare l’ipotesi di uno o più tagli strategici. Vladimir Vaneev vorrebbe essere un Tomskij cinico e canagliesco, ma deve fare i conti (e noi con lui) con un mezzo privo dell’ampiezza necessaria e soprattutto con regolari stonature in fascia acuta. Julia Gertseva rovina con la sua voce aspra e gutturale il delicato fascino della romanza al secondo quadro.
Anja Silja, la cui presenza e persistenza sui palcoscenici europei non cessa di stupire, è ormai la parodia di una diva in pensione. La voce è sistematicamente stridula, chioccia e piena d’aria, inesistente nei gravi (alla sortita quasi non si sente), l’arietta di Grétry la vede in difficoltà nel legare i suoni e insomma dell’aristocratica e perduta dama di mondo non resta che una larva. Per giunta sghignazzante (ascoltare per credere!). È vero, la tradizione vuole che il ruolo sia affidato a grandi cantanti (mezzosoprani, ma anche soprani) ormai in età avanzata, e questo nonostante la prima Contessa (Mariya Slavina) fosse all’epoca delle prime rappresentazioni poco più che trentenne. Tale tradizione presuppone però due condizioni: la grandezza dell'interprete (grandezza autentica, la sola che conti sulle tavole del palcoscenico) e la conservazione, se non perfetta almeno accettabile, dello stato di salute vocale (conseguenza di un approccio professionale al canto). Nessuna delle due condizioni si è verificata in Torino.
Attendiamo nei commenti le impressioni dei fortunati fruitori della soirée teatrale, che sarà certo stata, come ormai puntualmente avviene, agli antipodi di quanto trasmesso dalla Rai, inveterata calunniatrice delle magnifiche sorti e progressive della musica dal vivo, in Italia e non solo.
Gli ascolti
Tchaikovsky - La Dama di Picche
Atto II
Polno vrat vam! Nadoyeli!...Je crains de lui parler la nuit - Irina Makarova (2009)
Atto III
Akh! Istomilas ya gorem - Medea Mei-Figner (1901)