Dell’artista, esuberante quanto risultava essere l’uomo dalle interviste radiofoniche, colpisce appunto la varietà di titoli e stili affrontati.
Chi avesse ascoltato Taddei dal vivo nella fase finale della carriera restava colpito dal volume debordante della voce. Agli inizi non doveva essere stato così in quanto i primi e più frequentati titoli di Taddei, dopo un esordio quale Araldo nel Lohengrin (Roma 1936), furono quelli mozartiano e del repertorio buffo o di mezzo carattere di Rossini e Donizetti. Per la verità anche ai primi anni cinquanta Taddei praticava Verdi e il più tipico repertorio del baritono, ma lo praticava frequentemente fuori d’Italia e dai gradi teatri, che gli riservavano d’abitudine, appunto, il repertorio più leggero. Alcuni, poi, non gli riservarono, immotivatamente né l’uno e né l’altro come accadde con la Scala i cui rapporti con Taddei furono occasionali e , credo, bruscamente interrotti. E non gli offrirono neppure tardive riparazioni, perché sia detto claris litteris, per chiamare ad inaugurare la stagione 1980-’81 il vociante Juan Pons nel ruolo eponimo del’ultima opera verdiana tanto valeva offrire una tardiva e postuma riparazione a Taddei, che in quegli anni era il protagonista ufficiale, secondo una discutibile tradizione, inaugurata al Met da Antonio Scotti, che vuole il protagonista di Falstaff baritono parlante e non cantante.
Negli anni d’oro il massimo teatro italiano ed altri con lui preferivano per i grandi ruoli di baritono voci ufficialmente più potenti e si diceva autenticamente verdiane. Qualcuno, ossia il solito Celletti, poi riferito a quelle voci cominciate con Bechi e seguite in Scala con Bastianini e Cappuccilli parlava di scuola del muggito. E su questo altare del gusto non solo Taddei si vide comminare l’ostracismo. Questo non gli impedì una splendida carriera fatta dapprima di Mozart, Donizetti e Figaro del Barbiere ampliata poi ai padri nobili donizettiani quali l’Antonio della Linda di Chamonix, comprensiva di un Sach esemplare per gusto e misura, con vette interpretative quali il protagonista del Belisario, l’ipocrita e subdolo Alfonso XI di Favorita, il Carlo V di Ernani e il protagonista del Boccanegra e di Macbeth, onorato anche di un cameo televisivo con la Gencer in occasione dello sceneggiato dedicato appunto a Verdi. Tutti personaggi che appartengono alla tradizione del cantante nobile di estrazione donizettiana. Applicata a Verdi e per Verdi in intendo Rigoletto, don Carlo della Forza Taddei era portato, forse per il rischio di non essere abbastanza verdiano, ad eccedere soprattutto con acuti un poco forzati e forzature d’accento. E lo stesso accadeva nei personaggi di estrazione verista quali il praticatissimo barone Scarpia di Tosca.
Il problema credo risiedesse nel fatto che in zona acuta la voce di Taddei perdesse, come frequentemente accade a voci di qualità e bel timbro in zona centrale di smalto e della propria naturale bellezza. D’altra parte tutto non si può avere perché negli anni migliori della carriera Taddei alternava ruoli di baritono a ruoli di basso quale il Leporello di don Giovanni. Qualità questa che nella fase terminale della carriera gli consentì di passare in molti titoli da un ruolo all’altro sicchè Malatesta divenne don Pasquale, Belcore il dottor Dulcamara e Figaro don Bartolo.E, forse con maggior successo, per certo con ufficiale ed univoco riconoscimento.
Gli ascolti
Giuseppe Taddei
Verdi - Ernani
Atto III
O sommo Carlo (con Caterina Mancini, Gino Penno & Giacomo Vaghi - 1950)
Cilea - Adriana Lecouvreur
Atto I
Ecco il monologo (1951)
Puccini - Tosca
Atto II
Ed ora fra noi parliam da buoni amici (con Antonietta Stella & Gianni Poggi - 1957)
Verdi - Macbeth
Atto I
Sappia la sposa mia...Fatal mia donna, un murmure (con Leyla Gencer - 1960)
Mozart - Le nozze di Figaro
Atto I
Non più andrai farfallone amoroso (1961)
Verdi - Simon Boccanegra
Atto I
Plebe, patrizi, popolo (con Antonietta Stella, Giorgio Tozzi, Gianfranco Cecchele & Renato Cesari - 1966)
Donizetti - L'elisir d'amore
Atto II
Quanto amore (con Margherita Rinaldi - 1969)
Donizetti - Belisario
Atto I
Sostegni del mio trono...Da chi son tradito...Sognai fra genti...Pera l'empio (con Leyla Gencer, Umberto Grilli, Mirna Pecile, Nicola Zaccaria & Bruno Sebastian - 1969)
Wagner - Der fliegende Hollaender
Atto I
Eccomi qua, passati di nuovo son sette anni...Oh, quante volte bramato (1970)
Leoncavallo - I pagliacci
Prologo
Si può? (1973)



