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martedì 8 dicembre 2009

El día de Carmen. Terza parte: la serata ambrosiana di "Cammelina" alla Scala

Il rito si è compiuto. Mentre gli invitati ufficiali degustano il parsimonioso dopo Scala noi commentiamo, quasi a caldo il parsimonioso spettacolo.
I giornali, i telegiornali della notte staranno già parlando e del trionfo di Barenboim e della consacrazione della protagonista e del tonfo della regista.
Allora, noi la pensiamo un po’ diversamente.

I veri strali del pubblico, la scarica di fischi sarebbero toccati al direttore d’orchestra ed a chi (monsieur Lissner soprintendente e direttore artistico) ha confezionato lo spettacolo. Quanto al maestro Barenboim rammentiamo che ha speso il mese, consacrato alle prove, a ben altro ovverso concerti, direzione del Requiem verdiano a Milano ed altrove, lunghe interviste per cercare la propria consacrazione. Ha per contro offerto una versione del capolavoro di Bizet in pochissimi punti (preludio del primo atto, entr’acte del quarto, finale del secondo e del terzo atto) fragorosi e rumorosi con un suono orchestrale costantemente sgarbato e brutto. La più parte è stata una Carmen lenta e pesante con punto di autentico sopore come la seduzione di Carmen al secondo atto, il duetto finale, per tacere di un asfittico ed effeminato coro dei monelli, una slavata scena delle carte. Anche in questi momenti di torpore il suono orchestrale non era affatto elegante e pulito. Chi vedesse il gesto del direttore aveva l’impressione di una presenza sul podio occasionale e distratta. Il punto peggiore un solare, sonoro preludio all’atto terzo, quando siano tra le gole dei Pirenei e di notte. Precisiamo, per rigirare il coltello nella piaga, che il direttore non sa assolutamente tenere conto delle forze vocali di cui dispone. Va avanti per la propria strada. Peccato che diriga l’opera.
A prescindere dai singoli momenti è chiaro che l’errore di fondo di Barenboim sta nel confondere il fragore con il vigore e l’asetticità con l’eleganza. Ed è un errore gravissimo, che avrebbe meritato la vera autentica salve dei fischi. Anche perché è doveroso rammentarlo: l’orchestra sta in buca e non sale sul palcoscenico a far da parafulmine agli eventuali strali dell’ancora temuto loggone, che il direttore d’orchestra e quello artistico, ripetiamo, avrebbero meritato.
Certo che il parafulmine della serata è stata Emma Dante ed il suo spettacolo. Ha trasformato Carmen in Cammelina da Baaria o giù di lì. Il problema non è la sicilianizzazione della Carmen, ma la pochezza intellettuale che vi sta a fondamento. Tralasciamo degli svarioni in una regista che si picca essere attenta alla tradizione (perché la berlina delle religione importa ed impone una esaustiva conoscenza della liturgia e delle tradizioni popolari), citando, però, i flagellanti che portano “la cassa”, una persona ai piedi del letto di un morente, tralasciamo che dovrebbe essere noto ad una donna siciliana che per strada non si partorisce, per pudore e atavico senso dell’onore. Segnaliamo, però, tutta una serie di inutili elementi aggiuntivi come il richiamo al lavoro minorile delle sigaraie, una tavola alla taverna di Lila Pastia, degna di una lussuosa Traviata, la censura alla tauromachia alla scena del Toreador, la distribuzione di croci in plastica da parte di cinque prefiche come controscena alla scena delle carte, che rammenta il segno posto sulle sepolture in esumazione al Cimitero Maggiore di Milano, una sfilata dei toreri, che la presenza di un enorme turibolo fa credere effettuata a Santiago de Compostela, ridotta ad otto smilzi maschietti e la presenza di una costante “messa al campo” ogni volta che compare Micaela. Segnaliamo, da ultimo citazioni ad abundantiam dei film del genius loci siciliano Tornatore, per concludere che questo modo di allestire lo abbiamo già visto in registi, oggi flagellati e messi alla berlina come Zeffirelli, che credo sia esecrato ed esecrando, sotto ogni profilo, per la fischiatissima Emma Dante. In sostanza la signora si preoccupa di riempire la scena, non di amplificare e suggerire quel che succede. Esemplare di questa idea l’inerte scena della seduzione dove l’immobilità della protagonista evoca quelle deprecate di una Horne o di una Cossotto.
Sacrosanti i fischi.
Quanto a fischi ne avrebbe meritati sin dall’inizio la signora Damato, che ha cantato Micaela con voce e tecnica, che giustificherebbe la bocciatura all’iscrizione alla prima classe di canto in conservatorio. Una pietosa caricatura. Ma anche qui i fischi sarebbero toccati a chi l’abbia scritturata e ne abbia omesso la protesta.
Smilzo di voce e di aspetto fisico Erwin Schrott, che non ha reso la protervia e l’eccesso di virilità di Escamillo, eroe popolare, macho per definizione. La canzone del Toreador è passata via nel silenzio imbarazzante, limitata ampiezza alla sfida con don Josè, nessuna morbidezza alla ripetizione della canzone del Toreador o al duettino del quarto atto.
I protagonisti: nessun timbro sensuale, nessuna eleganza di canto, volume limitato e poca ampiezza, insomma un don José dimesso e fiacco quello di Jonas Kaufmann. Poi possiamo anche dargli l’attenuante generica dei tempi soporiferi di Baremboim, che sarebbero consoni a tenori di altra ampiezza e di ben altra saldezza vocale. Per la precisione gli acuti ( quei pochi previsti) sono tutti spinti e forzati e i tentativi di cantare piano addirittura comici. Solo la consuetudine al bercio e la disaffezione al canto morbido e legato del pubblico ha salvato il bel Jonas.
In fondo la trionfatrice della serata Anita Rachvelishvili. Non è un mezzo soprano, ma un soprano lirico spinto, se sapesse cantare. Basta sentire le inesistenti note basse e le difficoltà in alto perché il centro è gonfiato alla ricerca di una sonorità che non le è connaturata. Nessuna insinuazione, nessun fraseggio bruciante, nessun ammiccamento, anzi qualche concessione alla tradizionale recitazione volgare della Carmen donnaccia, solo la saldezza dei mezzi della cantante in forza perché la natura è generosa. Mi domando e con questo saluto, siccome Carmen è un unicum per la limitata difficoltà vocale, se domani la consacrata protagonista canterà Amneris o Rosina, perché dalla scelta non può sfuggire.

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