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martedì 12 maggio 2009

Monica Bacelli in concerto alla Scala

Ieri sera alla Scala si è tenuto un concerto di canto di Monica Bacelli. Per punti salienti:
La cantante:
Monica Bacelli, credo sulla quarantina, in carriera da quindici, spesi, soprattutto, nel barocco ed in Mozart. Qualche esperimento nell'opera moderna. Nominalmente mezzo soprano.

I "nominali mezzosoprani" sono una categoria, oggi, assai folta. Discendono dalla Supervia e sopratutto da Teresa Berganza. Come molte discendenze recano disdecoro al capostipite.
Si chiamino Bartoli, di Donato, Garanca, Ganassi per citare quelle di carriera internazionale ed anche Bonitatibus, Provvisionato, Comparato per citare quelle di carriera nostrana oltre che la Bacelli, sono soprani lirici, digiune della tecnica di respirazione corretta o, nella migliore delle ipotesi, della necessità di applicarla costantemente, vuote ed aperte in basso, corte in alto, ovattate ed opache al centro. Tutte caratteristiche del cantante di scarsa cognizione professionale. Come interpreti, pur praticando il Belcanto (a condizione che sia di scrittura centrale e spianata) sono monotone e noiose. I fans le dicono stiliste, ignoranti del fatto, cantanti ed ammiratori, che nel Belcanto il grande interprete è, prima ancora, un grande vocalista. Anche se esegue passi spianati. Leggere per edificazione culturale Stendhal.
Basta sentire Monica Bacelli appena apre la bocca nel primo Lied di Wolf per avere la più esaustiva esemplicazione della "mela in bocca", modo gergale per indicare il suono indietro. Talvolta se la scrittura abbandona la terza centrale per raggiungere un mi4 o fa 4 si percepiscono suoni decenti, sempre da soprano lirico per peso e colore.
Il programma:
Tutti sanno che la dirigenza scaligera impone solo musica da camera nei programmi dei cantanti, chiamati ad esibirsi nei concerti di canto. Incidentaliter: la sala del Piermarini ha dimensioni ben differenti da quei luoghi ove i brani di Tirindelli piuttosto che di Wolf vennero eseguiti e per i quali vennero pensati.
E poi - discorso già fatto per programmi che sono nella loro programmazione già sentiti - non vi sono motivi validi e condivisibili per ritenere il Lied o al più Fauré e Debussy il paradigma della cultura in fatto di cameristica.
Credo che il cantante che osasse inserire "Santa Lucia" sarebbe passibile di protesta.
Quindi ieri sera il pubblica ha udito Wolf e Debussy.
Ottimo l'accompagnamento pianistico. Per forza, si tratta di Antonio Ballista.
Ma con la voce ingolata, che non galleggia mai sul fiato, una dizione pasticciata sia in tedesco (il Lied è, per acclamazione, superiore a qualsiasi altra composizione cameristica perché superiore il suo testo) che in francese, dove erano percepibili le sole parole parlate (vedi terza chanson di Debussy) il programma di culturalizzazione a favore dell'ignorante pubblico non decolla.
Tralascio la "mise" da passeggio sul lungomare D'Annunzio ovvero mimica e gestualità da decathlonista.
I Bis:
Nei bis è comparso in dose massiccia e monografica (altra campagna di culturalizzazione) Tosti. Qui anche peggio. L'autore di Ortona, maestro di canto e del canto, non ammette sgarri alla grammatica vocale. Non vale neppure la pena di scendere in particolari. Offriamo a mo' di esempio pagine di Tosti ora cantate con bella voce ora cesellate con l'arte del fine dicitore. Quello che proponiamo è Tosti non il parlato di ieri sera senza canto sul fiato, da Tosti insegnato ed imposto dalle di lui composizioni.
Il teatro ed il pubblico:
Settecento posti invenduti; settanta palchi vuoti, platea la cui densità era quella dello spettacolo pomeridiano infrasettimanale al cinema, nonostante la tessere sconto per gli over 65.
Alla fine degli Italienische Lieder qualche fuga. Più consistenti defezioni al primo intervallo.
Sparsi per il loggione, anch'esso tristemenete vuoto, applaudivano coloro che, rinnegato un passato di pubblico competente e preparato, si permettevano un tempo di "beccare" Pavarotti o Bergonzi ; passeggiavano, applaudivano, "tenevano sotto controllo la situazione", addobbate come Carmen al Politeama o sussiegose e arcigne come Norne, signore, che, poi, interrogavano i presenti sul nome dell'autore del "Non t'amo più" o de "L'ultima canzone". Pagine che un tempo tutti conoscevano, cantavano ,accompagnavano al piano.
Ogni tanto un'amica, che pensa ancora in modo autonomo (soggetto pericoloso!) mi guardava con sguardo interrogativo e perplesso. Le ho sorriso. Sconsolato ed ironico. Pensavo al Sogno di Tosti, che, esperta sognatrice come You Tube testimonia, la signora Olivero, forse, ci offrirà per il suo centesimo genetliaco.


Gli ascolti

Hugo Wolf

Italienisches Liederbuch


Auch kleine Dinge n. 1 - Erna Berger (1946 ; 1960)
Mein Liebster ist so klein n. 15 - Erna Berger (1960)
Ihr jungen Leute n. 16 - Erna Berger (1946 ; 1960)
Wir haben beide lange Zeit geschwiegen n. 19 - Erna Berger (1946)
O wär’ dein Haus durchsichtig n. 40 - Erna Berger (1946 ; 1960)
Ich hab’ in Penna einen Liebsten wohnen n. 46 - Erna Berger (1946 ; 1960)

Gedichte von J. W. Goethe
Lieder aus Mignon “Wilhelm Meister”


Heiss mich nicht reden - Edda Moser (1976)
Nur wer die Sehnsucht kennt - Edda Moser (1976)
So lasst mich scheinen - Edda Moser (1976)
Kennst du das Land - Edda Moser (1976)


Claude Debussy

Proses lyriques


De rêve ; De grève ; De fleurs ; De soir - Denise Duval (F. Poulenc pianoforte - 1958)

Trois ballades de François Villon

Ballade que Villon feit à la requeste de sa mère - Charles Panzéra (1931)


Francesco Paolo Tosti

A vucchella - Rosa Ponselle (1926)
Ideale - Regina Pacini (1906)
L'ultima canzone - Ezio Pinza (1927)
Marechiare - Ebe Stignani (1947)
Non t'amo più - Luciano Pavarotti (1985)

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sabato 16 febbraio 2008

Grandi concerti di canto: Samuel Ramey agli Arcimboldi (2003)


In attesa di inaugurarne un'altra ancora più gustosa, apriamo oggi una nuova rubrica, dedicata ai grandi concerti di canto.
Una pratica, quella del recital, che un teatro come la Scala sta ultimamente riscoprendo, giudicandolo verosimilmente un'ottima vetrina per i giovani (e meno giovani) talenti della lirica.
Uno dei concertisti più impressionanti degli ultimi anni è senza dubbio Samuel Ramey, che possiamo definire il vero erede e continuatore delle serate-tour de force di Marilyn Horne. In comune i due artisti avevano la frequentazione di un vasto repertorio (dall'opera sei-settecentesca al Belcanto, dalla musica da camera agli autori americani) e il vezzo d'inserire, in sede di bis, buona parte dei propri cavalli di battaglia, dimostrando come la zampata del vero artista si palesi nel fuori programma. E questo anche a sessant'anni suonati, quando la freschezza vocale è ormai un ricordo o quasi e la fatica si fa sentire segnatamente nei passi spianati. Ma in fondo il grande concertista, e il grande artista lirico tout court, si riconosce proprio per la capacità di rimanere grande anche nel declino. Da segnalare inoltre che la voce di Ramey si confrontava, nel caso specifico, con la sala degli Arcimboldi, tanto più grande e tanto più acusticamente ingrata rispetto a quella del Piermarini. E si confrontava altresì con il ricordo di passate, incandescenti performance milanesi, quali il Viaggio a Reims, l'Attila e i diavoli di Gounod, Boito, Berlioz e Offenbach.
Non sapremmo oggi trovare un epigono di questo modo di cantare, dato che le giovani promesse della corda di basso o sussurrano (anche maluccio) Mozart e Cimarosa o si confrontano con un repertorio più pesante (il Rossini serio, Verdi) e così facendo si usurano in pochi anni. A mancare non sono certo le voci (anche la voce di Ramey sembrava una vocetta, a chi avesse sentito cantanti massicci, seppur poco o punto rifiniti, quali Ghiaurov e Raimondi) ma piuttosto la tecnica, il gusto, la voglia di stupire con l'arte del canto e non con quella dell'esofago.
Buon ascolto.

Samuel Ramey basso
Warren Jones pianoforte

prima parte
H. Purcell - Da The Tempest: Arise, ye subterranean winds, Z 631
G. F. Haendel - Da Semele: Leave me, loathsome light; Da Rinaldo: Sibilar gli angui d'Aletto
H. Wolf - Michelangelo Lieder: Wohl denk' ich oft; Alles endet, was entstehet; Fühlt meine Seele
W. A. Mozart - Mentre ti lascio o figlia, K 513

seconda parte
M. Ravel - Don Quichotte à Dulcinée: Chanson romanesque; Chanson épique; Chanson à boire
P. Bowles - They cannot stop Death; Blue Mountain Ballads: Heavenly grass; Lonesome man; Cabin; Sugar in the cane
Ch. Ives - Charlie Rutlage; In the alley; Slow march; The circus band

bis
W. A. Mozart - Da Le Nozze di Figaro: Non più andrai
G. Verdi - Da Attila: Uldino!... Mentre gonfiarsi l'anima... Oltre quel limite
A. Boito - Da Mefistofele: Ecco il mondo
G. Gershwin - Embraceable you

Milano, Teatro degli Arcimboldi
13 febbraio 2003

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