Comincia oggi un ciclo dedicato a una delle più grandi cantanti del ventesimo secolo. Non diciamo la più grande perché la concorrenza è tale e tanta da rendere l’idea stessa di attribuire una simile palma una pia illusione o, volendo essere più giusti, un insensato delirio. Però va detto che, nel repertorio che le fu più congeniale, è difficile rintracciare, fra quelle documentate dal disco, una cantante più completa nella tecnica, più esatta nel gusto, più estrema e totalizzante nell’arte di affrontare in scena, a un tempo, il mito di un personaggio (che fosse Tosca, Manon, Francesca o Violetta poco cambia) e il mito della cantante d’opera. Anzi, della diva verista, che della cantante d’opera è, a pari merito con la primadonna belcantista, ipostasi suprema.L’omaggio alle cento rigogliose primavere di Maria Maddalena Olivero Busch ci accompagnerà, come è giusto, sino alle porte dell’estate.
Cominciamo con l’arte del concerto di canto, una delle sedi predilette, e giustamente, da una cantante che non aveva certo nell’opulenza del mezzo vocale la propria principale attrattiva.
Magda Olivero propose, come è noto, le proprie estenuate eroine su tutti i palcoscenici, senza che le dimensioni e il prestigio della sala avessero a condizionare in alcun modo la sua arte. In sede di recital si spinse oltre, esibendosi sino ai settanta anni e oltre in sale da concerto, saloni privati, aule, pubbliche piazze, cortili e soprattutto chiese. Ma quello del canto sacro è un capitolo che tratteremo a parte.
Nei suoi concerti “la Magda” affrontava regolarmente le grandi pagine del suo repertorio operistico. A ciò la spronavano tanto il grande affetto e il supremo rispetto per il suo pubblico, quanto l’assenza di smanie culturali, che imponessero il predominio della liederistica in sede di recital. Peraltro la signora non era certo restia a proporre brani di autori stranieri, segnatamente francesi. E anche nel formulare queste proposte dimostrava una fantasia che i nostri evoluti programmatori culturali sono ben lungi dal possedere. Peraltro anche nei brani in lingua straniera la dizione è curatissima ed estremamente limpida.
Naturalmente la parte del leone spettava sempre agli autori italiani, da Denza a Respighi, con una predilezione per le romanze dedicate a fanciulle compromesse ed abbandonate al loro destino. Esemplare il caso della “Povera Lina” di Capponi, nella quale la signora declina come nessuna il paradigma della signora altolocata, che per metà compiange e per metà biasima la sventurata giovinetta. In questa sottilissima arte l’Olivero ha una degna rivale nella sublime signora Franca Norsa, in arte Valeri, di cui proponiamo in appendice la celebre interpretazione della dama benefica.
Non per caso la Olivero legò strettamente il proprio nome a quello di Francesco Paolo Tosti, autore prediletto anche e soprattutto in sede di bis. Il musicista ortonese, con la sua nutrita casistica di amanti infelici, deluse e rejette si prestava troppo bene al talento istrionico della signora Magda. Le pagine di Tosti, ben poco fiorite e di tessitura prevalentemente centrale, non sembrano, sulla carta, le più adatte a una voce come quella della Olivero. Lo diventano però, come testimoniano gli audio, anche i più precari, per la capacità dell’interprete di esibire un legato di altissima scuola (i fondamenti sono quelli così spesso teorizzati dalla signora in sede d’intervista: appoggio e respirazione), un’osservanza maniacale delle indicazioni espressive (non di rado infittite rispetto a quanto previsto dall’autore) e una dizione chiara e scandita. Si consideri a titolo d’esempio “Il segreto”, staccato a un tempo più lento del Moderato indicato in spartito, eseguito tutto a mezza voce, con qualche sapiente ricorso a sonorità più accentuate per sottolineare gli snodi cruciali del testo (“Amo”, “come uno schianto”) e il progressivo “morendo” nell’ultima strofa, a rendere l’amorosa consunzione della voce narrante. Un finale estenuante che non può non evocare la morte di Adriana Lecouvreur, tanto per ribadire, casomai servisse, che non si è dive veriste per caso o per dote, ma in primo luogo per scienza del canto.
Identica impressione suscita "Dopo", in cui la signora Olivero, quanto a dinamica sfumata e proprietà di accento, ha un solo termine di paragone, ovvero don Fernando de Lucia. E scusate se è poco!
C’è, oltre a quella del canto, una lezione che si può trarre da questi cimeli della signora Olivero, ossia che non esiste melodia tanto povera o scadente, che non risulti almeno accettabile, se non avvincente, quando è affrontata da un’interprete in grado di esaltarne le qualità. Le romanze proposte sono tutte, o quasi, piccoli gioielli del kitsch da salotto, divertissement a mezza via tra il patetico e l’ironico, nugae di cui è facile sorridere, vuoi per la retorica dei versi, vuoi per la qualità dell’invenzione musicale. Eppure la signora Magda riesce a trasformare queste disgraziatissime “pentite” in personaggi assolutamente plausibili, naturalmente secondo i canoni dell’estetica verista e decadente: eccessivi, disperati, estremi, tanto più toccanti quanto più la cantante sa mantenere un distacco e una misura che sembrerebbero in contraddizione con l’estetica di cui sopra, e invece ne sono l’indispensabile complemento. Paradigmatico, in questo, il “Sogno” di Tosti, in cui la passionalità della visione erotica si mescola all’ironico disincanto della cornice onirica.
Poi qualcuno, magari desideroso di stuzzicarci, potrà tacciare di superficialità e pacchianeria l’arte della signora Olivero. A noi pare, semplicemente, che non esista più sublime commediante di questa autentica diva del pentagramma.
Gli ascolti
Magda Olivero / 1
Mattei
Restez avec moi (1973)
Denza
Si vous l'aviez compris (1973)
Tosti
Il sogno (1973)
Dopo (1973)
Il segreto (1973)
Pour un baiser (1973)
Chanson de l'adieu (Partir, c'est mourir un peu) (1973)
Capponi
La povera Lina (1972)
Pinsuti
Il libro santo (1972)
Guercia
Non m'amava (1973)
Leoncavallo
Mattinata (1980)
Duparc
Chanson triste (1981)
Massenet
Elegie (1980)
Fauré
Après un rêve (1980)
Hahn
Si mes vers avaient des ailes (1980)
Respighi
Nebbie (1980)


