Solo il maestro Barenboim è riuscito a collezionare siffatto poderoso filotto di insuccessi, violentemente rimarcati dal pubblico scaligero, anche quello più mite e tollerante, sempre più irritato dalla sue stravolgenti performance sul repertorio. E dire che al suo debutto alla Scala venne accolto quasi come un profeta, un messia finalmente giunto a traghettare il conservatore teatro milanese all’interno della modernità, nell’opera del futuro.
In meno di due anni il rapporto si è apertamente incrinato, la credibilità del genio è precipitata di fronte alla manifesta incapacità di gestire qualunque autore diverso da Wagner.
Dopo la contestazione fortissima avvenuta la sera della prima rappresentazione, seguita dalla terza recita passata in una diretta radio impietosa, durante la quale nemmeno i caritatevoli giornalisti RAI hanno potuto ignorare il tumulto uditosi durante la comparsa del maestro alle singole finali, anche ieri sera, in mondovisione shiftata di mezz’ora, la Scala ha contestato fortemente il suo direttore stabile in pectore, al rientro dall’intervallo e platealmente alla singola finale.
La foglia di fico dei titoli di coda opportunamente passati sull’uscita del maestro al proscenio cade davanti allo spettatore youtubino, che ha prontamente caricato il documento live della disfatta, a provare la rivolta di un teatro intero e non di quattro semplici riottosi, come si vorrebbe far credere al mondo.
Non parliamo qui della prova del cast, della contestazione lieve alla stonatissima Harteros (desaparecida, non si sa bene perché, durante la diretta RAI della terza recita…), di quella tremenda all’inudibile Furlanetto, della prostrazione anche fisica di Domingo, applauditissimo, che ha gestito una serata ove è stato spesso in aperto debito di ossigeno.
Ci limitiamo solo a manifestare a chiare lettere l‘interrogativo, ormai non più tanto latente e sommesso, circa l’opportunità di questa direzione musicale “de facto” per un teatro come la Scala. Direzione musicale che ha anche un’ampia ricaduta in termini numerici di presenze vocali e non solo provenienti dal teatro berlinese di Barenboim, incluse quelle familiari in programma. La sua estraneità all’universo del belcanto come al canto barocco, all’opera italiana come a quella francese, al nostro verismo etc. non può essere compensata né giustificata dalle mere prestazioni wagneriane, ed è stato il Maestro stesso a darcene le prove oggettive. Occorre maggiore eclettismo, maggior senso del canto, maggiore conoscenza della vocalità, ossia capacità di accompagnare i cantanti per la direzione di un teatro d’opera di tradizione, perché le scelte direttoriali nell’opera lirica si compenetrano per forza di cose con le peculiarità dei cantanti di cui si dispone, e non, al contrario, costringendo i cantanti ad adattarsi a ciò cui non possono adeguarsi per loro stessa natura. Ma chi non sa fraseggiare con la buca nella maggior parte della produzione lirica, come può capire il canto, la grande ed italianissima arte del “recitar cantando”? E’ certo che il Maestro difetta in questo laddove ormai come lui difettano anche parecchie altre bacchette di pari blasone, basti ricordare il recente Tannhäuser di Mehta, ove il maestro per rispetto verso il pubblico avrebbe dovuto protestare mezzo cast; la prova disastrosa di Maazel in Traviata etc. Tutti esempi preclari di disinteresse per il canto, di disattenzione per il palcoscenico. Al loro fianco, poi, abbiamo giovani di belle speranze e grandi capacità, come i Dudamel o gli Harding, direttori stabili del futuro, pure loro evidentemente inesperti ed estranei, per interessi ed anagrafe, al canto,come ci hanno mostrato con chiarezza dirigendo Don Giovanni o Bohéme. Ma perché non sono interessati all’opera al pari di noi melomani? Ma perché mai non conoscono nulla della storia del canto e delle sue grandi bacchette? Eppure ieri sera il maestro Panizza avrebbe fatto furore... eh, avessimo avuto Panizza! (... magari lo pensava pure il cast, con gli occhi fissi sul maestro….sempre col fiato al limite o corto!!!!) Il disco comunque è ancora in catalogo e non passa i 20 Euro... si può comprare!
Al di là delle battute, la questione Scala, a nostro avviso, sta tutta qui, ossia nella concezione di fondo che si ha dell’opera, e, quindi, nella tipologia di figure professionali che si scelgono per ispirare i cartelloni ed il modo di andare in scena.
Se quello di iersera è un successo ed il Maestro è stato pizzicato o contestato solo da quattro balordi, giudicatelo un po’ voi!










