Alle repliche, torna il sereno sulla Traviata milanese. La seconda e la terza recita hanno avuto luogo a tempi più opportuni, meno asfissianti per artisti e pubblico sebbene sempre....variabili, e diversi da sera a sera. Cosicchè la Lungu è stata messa al riparo da certa morte per asfissia, mentre gli uomini del secondo cast, Gipali e Stoyanov, han compiuto il loro dovere senza strapazzi eccessivi ( ....anche se come faccia Gipali, con la voce ben più piccola del soprano, ad andare cantando Simoni Boccanegra et consimilia non mi è del tutto chiaro...). Alla terza recita sono stati opportunamente tagliati i da capo alle due arie del soprano; gli artisti primi e comprimari sono stati nei tempi ( .....non è mancata una bella svirgolata dell'orchestra durante il duetto Violetta Germont ,con i cantanti insieme da una parte, aggrappati al divanetto, e l'orchestra dall'altra... ); un concertato della festa da segnalare, perchè staccato ad una velocità veramente eccessiva e poco consona al significato drammaturgico dello stesso. Il gas letale che aleggiava per la sala la sera della prima ci è stato dispensato, e la Traviata non ci è più sembrata una insopportabile maratona, tanto da consentire al maestro una timida apparizione la terza sera alle singole, trionfatrice la piccola Lungu.E finalmente ier sera, come annunciato, è apparsa.........Mariellissima!
E' comparsa a rifarsi di quello che per anni non le è stato date, prescelte Violette, forse di maggior avvenenza fisica e cosiddetta presenza scenica della signora, ma per certo inferiori quantomeno nella cognizione tecnica e nella professionalità.La parte di Violetta, però, a prescindere da acciacchi momentanei e offese del tempo anche nel periodo aureo siaddiceva in parte alla illustre signora.Acciacchi momentanei e offese del tempo non la aiutano e soccorrono oggi.La prima ottava suona assolutamente stimbrata, opaca e priva di armonici. Non è una scoperta, solo il naturale decorso del tempo, ma Violetta in quella poco sonora zona della voce ci canta e più ancora conversa. Quindi tutte le battute del canto di conversazione alla prima scena all'incontro con Germont padre e sopratutto alla festa in casa di Flora sono state pressochè inudibili.
Più sopra, almeno sino al si bem acute le cose procedono meglio e perchè quella è la zona spontaneamente sonora della voce e perchè la tecnica è saldissima ed esemplare. A riprova la facilità assoluta degli insidiosi la bem dell'aria " ah forse lui" questa sera proposta nella versione integrale.Ripeto sino al si bem perchè oltre vuoi i do ribattuti della conclusione del valzer, vuoi i do diesis di "gioir" sino al mi bem interpolato in chiusa non hanno più la brillantezza e la penetrazione ( e forse anche il sostegno e la proiezione) del passato. Anche recente.Sia chiaro che all' età della signora Devia la tenuta vocale ha ancora del sorprendente e certe mende si perdonerebbero dinnanzi ad altro. Ma l'altro latita manca.Mariella Devia da sempre e per formazione parabelcantistica ha anteposto l'esecuzione all'interpretazione. Ottima e condivisibile scelta sino a Bellini, ma in Verdi e nel Verdi di Traviata, sopratutto, l'assenza di dinamica e la piattezza di esecuzione del "dite alla giovane" ( neppure i suoni aerei e sospesi di altri celebrati soprani leggeri), un "Amami Alfredo" slentato e dai toni elegiaci, l'intero "Alfredo, Alfredo" eseguito con suoni flautati sfalsano il personaggio e lo svuotano di ogni elemento suo proprio. Distintivo ed innovativo.
E se questi limiti potevano essere tollerati in altre belcantiste dal tonnellaggio vocale ben maggiore non lo possono nella protagonista di questa sera, dal volume davvero esiguo.La stima per la vocalista, la cosiddetta lezione di canto non sono state sufficienti a mascherare il tempo trascorso e la natura vocale ed interpretativa di Mariella Devia.A riprova anche , e per quel che vale che il pubblico ha applaudito la illustre signora, ma le ovazioni erano ben lontane per intensità e calore da quelle che due anni or sono salutarono l'ultima Lucia.
Quanto agli altri. Bruson sostenuto da un tempo un poco più stretto di quello della prima è stato splendido, più sicuro in alto, sia pure anche nel suo caso coni limiti degli anni e della tecnica, che gli ha sempre precluso lo squillo e la penetrazione dei baritoni verdiani più tipici. Chi voless, però capire l'effetto che oggi suscita la prestazione di un Bruson potrebbe leggere i passi di Gino Monaldi riferiti a Felice Varesi. I cantanti furono sicuramente nel momento migliore molto differenti, ma l'impressione del loro canto nel declino dei mezzi, identica.
Anche Bros sostenuto da un tempo meno letargico ha figurato come alla prova generale. Ossia belle intenzioni interpretative, dinamica relativamente varia e squillo e potenza pur nell'ambito del peso e del colore del tenore di grazia.
Chi invece non è cambiato nell'imprecisione di conduzione dell'orchestra, al di là di certe oppotune scelte di tempi è il maestro Montanaro.
Due chiose Traviata è, con altre sei o sette l'opera per eccellenza quella che dovrebbe, con qualsiasi cast, per la sua sola fama riempire il teatro ed essere accompagnata da applausi ad ogni numero. Invece il teatro non era affatto esaurito e gli applausi ai luoghi topici (Brindisi, Amami Alfredo) assolutamente mancanti. Non particolarmente calorosi e ben lontani dal trionfo alla fine dello spettacolo
Seconda chiosa, certo più rilevante del fattarello di cronaca di cui sopra. Abbiamo criticato le scete dei titoli scaligeri di questa e della futura stagione, abbiamo ampiamente censurato i cantanti, ma dobbiamo assolutamente deprecare la scelta dei direttori. Se si eccettua Baremboin nel Tristano inaugurale e Chailly nel Trittico, gli altri tutti nessuno escluso... mamma mia!




