mercoledì 22 ottobre 2008

La scomparsa di Gianni Raimondi


Il Resto del Carlino, nell'adempimento del proprio compito di quotidiano locale, comunica la scomparsa di Gianni Raimondi, avvenuta all'età di 85 anni.
Raimondi, bolognesissimo come il cognome fa manifesto, per almento vent'anni è stato un tenore molto famoso che ha calcato tutti i più prestigiosi palcoscenici del mondo.

Raimondi fu alla Scala nella Traviata della Callas, nella Bolena, fu il Rodolfo della Bohème di Karajan con Mirella Freni, sino al Pollione di Norma con la Caballé. Sia in Traviata che in Bohème, Raimondi dovette subentrare a Di Stefano, tanto famoso ed amato dal pubblico scaligero quanto impreparato e periclitante.
Fu, insomma, in Scala il tenore delle situazioni disperate, o quasi. Delle opere difficili o impraticabili, perchè se Corelli fu il Raoul di Ugonotti ben confezionati sulle sue capacità e paure, Gianni Raimondi nel 1965 fu Arnold del Tell, opera che anche con i tagli di tradizione è temibilissima.
Era in natura dotatissimo ed estesissimo tanto è che nella prima fase della carriera, ossia sino al 1966, cantò frequentissimamente Favorita, Puritani, Don Pasquale e Guglielmo Tell, oltre che Rigoletto.
Come tutti i tenori lirici affrontò Bohème, opera che gli diede grande fama e notorietà, perchè oltre alla Scala fu l'opera del debutto al Met.
Nella seconda fase della carriera arrivarono opere più sostanziose cone il Ballo in Maschera, I Vespri siciliani, Tosca sino alla Norma ed all'Otello.
Il cantante era dotatissimo in natura, soprattutto quanto ad estensione ed a facilità a sostenere tessiture scomode (per quanto ne so "la gelida manina" era sempre in tono anche negli anni 70, quando Raimondi ne aveva quasi cinquanta e venti di carriera e nella cavatina di Pollione il do era sempre presente all'appello), difettava il fraseggiatore. E questo nonostante la frequentazione con direttori che avevano indiscussa nomea di grandi concertatori e con colleghe come Madga Olivero, Maria Callas, Renata Scotto e Leyla Gencer, maestre di accento prima di tutto. Stupisce ancor più il limite perchè Raimondi era un cantante di solidissima cognizione tecnica.
Devo anche dire che la varietà di fraseggio nel dopoguerra non è proprio stata la caratteristica che ha contraddistinto alcun rappresentante della corda tenorile. Divissimi ancora in carriera o di recente scomparsi non hanno mai avuto il fraseggio fra le proprie peculiarità.
Forse i più completi fraseggiatori della generazione di Gianni Raimondi sono stati il primo Bergonzi, il Kraus della seconda parte di carriera e, più di tutti il misconosciuto Alain Vanzo.
Di Raimondi devo anche ricordare un piccolo dettaglio, rivelatore, forse, della personalità, ossia, il semplice e misurato necrologio che Raimondi e signora (Gianni e Gianna) fecero pubblicare in un profluvio o di parole inutili o di dimenticanze sul massimo quotidiano milanese.
Queste riflessioni e questo ricordo (ormai non siamo molti, quelli che lo hanno sentito dal vivo) consentono di rilevare come oggi, dopo stagioni che vedono i tenori titolari di Lucia o Puritani annegare sistematicamente, il teatro per regalare quelle serate che dalla cronaca possano aspirare alla Storia, ha assoluto irrinunciabile bisogno di cantanti come Gianni Raimondi.
In questo risiede l'alto ricordo che DOBBIAMO a Gianni Raimondi.

Gli ascolti

Gianni Raimondi


Bellini - I puritani
Atto III - Son salvo, alfin son salvo...Son già lontani (con Joan Sutherland - 1961)

Puccini - Madama Butterfly
Atto I - Viene la sera...Bimba dagli occhi pieni di malia (con Renata Tebaldi - 1958)

Rossini - Guglielmo Tell
Atto IV - Non mi lasciare...O muto asil del pianto...Corriam, voliam (1965)

Thomas - Mignon

Acte III - Elle ne croyait pas (1956)

Verdi - Un ballo in maschera
Atto III - Forse la soglia attinse...Ma se m'è forza perderti (1973)

7 commenti:

mozart2006 ha detto...

Questo pare essere l´anno dei lutti.Dopo Di Stefano e la Gencer,ora tocca a Raimondi e fonti bene informate mi dicono che presto sará il turno di Giulietta Simionato...
La mia conoscenza di Raimondi é stata piú discografica che teatrale,ma comunque posso dire che si trattava di uno dei cantanti piú completi della sua generazione,uno degli ultimi veramente "con il do in tasca".
Che la terra ti sia lieve,Gianni!
Ciao da Stoccarda

Ernestine ha detto...

Un omaggio ad una grande e facile voce.

Però Mozart, riguardo alla Simionato so che, malgrado gli acciacchi dell'età, si è sobbarcata pochi giorni fa un viaggio sino a Lisbona per chiudere la mostra sulla Callas.

Pruun ha detto...

Caro Mozart perdonami, ma qui non si parla di impegni futuri nei teatri e il commento su Giulietta Simionato mi è parso, scusami, un po' di cattivo gusto.

Un saluto al grande Gianni Raimondi!

Ernestine ha detto...

Esatto, gentile Pruun... di pessimo gusto.

Lele Bruni ha detto...

Che la Simionato possa venir chiamata dagli Dei all'Empireo dei grandi, è nell'ordine delle cose, data la venerandissima età della Nostra (98, mica bruscolini!). Ma via, non facciamo gli uccelli del malugurio, e lasciamo perdere le solite "voci ben informate"... che spesso tanto informate non sono. Comunque poco male; al mio paese, quando viene annunciata erroneamente l'effettiva o prossima morte di qualcuno, si usa dire che questo "gli ha allungato la vita" (traduco dal veneziano: "i ghe ga slongà la vita").
Per quanto mi riguarda, spero di cuore che sia la Giulietta che l'altra grande decana (e coetanea) Magda, abbiano la soddisfazione di toccare l'ambito traguardo del secolo: ben se lo meritano tutte e due! E magari, di giungervi lucide e brillanti (impressionante la freschezza della Olivero in una recentissima intervista radiofonica, in cui s'è persino permessa un paio di esempi cantati... e la voce era sempre quella, riconoscibilissima!).
Venendo a Raimondi, condivido in toto l'analisi critica sulla sua figura di cantante. Voce squillante, passaggio di registro da manuale, nessun imbarazzo sulle tessiture acute: come abbondantemente confermano gli ascolti proposti. Però, caspita! La scena del Tell, altro che tagli!, è poco meno che una selezione, "anzi, uno scheletro!" (direbbe Azucena). E' chiaro che cantare mezzo Arnoldo non è come cantarne uno intero o quasi...
Il grande limite di Raimondi fu effettivamente l'assenza quasi totale di fraseggio. Anzi, a volte questa sua inerzia pareva come riverberarsi sul timbro, che appariva piatto e persino meno bello di quanto fosse. Limiti culturali? Ma non credo. Troppa gavetta in provincia, come qualcuno azzardò? E' possibile, ma se pensiamo alla gavetta fatta dalla Simionato, tanto per dire...
Di lui ricordo un solo ascolto dal vivo, alla Fenice di Venezia, credo fosse il 1973, quindi il nostro era nella parabola discendente. Il ricordo è lontano, ma nettamente rammento che non mi fece, a onta del nome allora abbastanza celebre, alcuna impressione. Voce sicura, un paio di buoni acuti e niente di più.
Poi lo ascoltai molte volte in registrazioni dal vivo, ma non mi disse mai molto, cantava tutti i personaggi allo stesso modo. Era poi talmente alieno dal colorire anche minimamente il fraseggio, nel bene e nel male, che questo paradossalmente ne faceva un cantante piuttosto castigato: difficilissimo udire da lui certi effettacci di tradizione.
In conclusione, un cantante dotato in natura ma privo di spiccate qualità interpretative. Nel periodo più radioso fu forse (per tornare alla celebre classificazione cellettiana) un buon "Serie A", ma la "categoria Extra" non la intravide mai neanche di lontano.
Però... con quel che passa il convento oggi... Ce ne fossero!

Gli sia lieve la terra.

Gabriele Brunini

Domenico Donzelli ha detto...

caro lele
e fra le vegliarde non dimentichiamo l'albanese che è del 1909 e non del 1913 quindi centenaria.
Di Raimondi che ho sentito in Borgia (ma sai a dieci anni mi colpì la bellezza del timbro della Caballè) nei Vespri ( e lì furono i battibecchi Scotto-loggione ad attirare l'attenzione) ricordo soprattutto il Pollione saldissimo e squillante in una serata di quelle di un tempo nel senso folkloristico del tempo.Raimondi fu ancora sicurissimo ne 1975 quale proconsole delle Gallie

Lele Bruni ha detto...

Licia Albanese è ancora viva?!?
Caspita, evidentemente cantare fa bene... I lessici sono unanimi nel riportare al 1913 l'anno di nascita, ma si sa che tante primedonne amavano barare con l'anagrafe (come la Horne), e anche qualche primouomo (Domingo, per dire...)

Beh, aspettiamo di vedere chi, tra questi tre mostri sacri, toccherà per prima il meritato traguardo del secolo!