martedì 2 dicembre 2008

Turandot a Rovigo : la grande Principessa di gelo

In una piovosa e fredda domenica di Novembre il Corriere della Grisi ha pensato di fare un salto nella ridente Rovigo per assistere all'ultima replica della Turandot di Giacomo Puccini, produzione allestita in collaborazione con altri teatri della provincia italiana e che, dopo Rovigo, sarà a Bolzano, a Vicenza, a Trento, a Livorno e a Savona. La vera grande attrattiva era, inutile nasconderlo, la presenza di Giovanna Casolla quale protagonista, ossia di una delle più grandi interpreti del ruolo, probabilmente l'unica vera grande Turandot in circolazione.

La recita cui abbiamo assistito è stata molto interessante, a riprova che in provincia possono trovarsi allestimenti che rispetto ai grandi teatri si pongono su un livello, se non superiore, molto spesso di identico valore. Per giunta realizzati con mezzi che i grandi teatri riterrebbero esigui e risibili.

Nel cast, protagonista a parte, nessun nome di spicco, nemmeno quello del regista, Henning Brockhaus, che, autore di una bellissima Madama Butterfly allo Sferisterio di Macerata nove anni fa, propone un allestimento a metà fra tradizione e innovazione. Il regista infatti prima dell'inizio dell'opera fa eseguire al cast una pantomima in cui i protagonisti in abiti anni 20 rappresentano lo stesso Puccini (Calaf), la moglie Elvira Gemignani (Turandot) e Doria Manfredi (Liù) mentre passeggiano per una sagra paesana dove l'arrivo di un circo cinese li coinvolge in una improvvisata rappresentazione della fiaba di Turandot. Con un colpo di gong comincia l'opera di Puccini in abiti tradizionali, su una scena occupata da un carrozzone del circo da cui appariranno Turandot e l'imperatore Altoum per poi ritornare in abiti moderni solo per il finale, dopo la morte di Liù-Doria. L'unico elemento che disturba della regia di Brockhaus e che francamente abbiamo trovato del tutto inutile è la costante presenza di un clown in scena, non so se come richiamo alla realtà della fiaba che viene narrata da costui. Clown che alla lunga distrae senza portare nulla all'azione scenica e teatrale, che soprattutto in Turandot non ha certo bisogno di essere aiutata da trovate simili. Come non ha bisogno di un corpo di ballo composto da quattro-cinque danzatrici abbigliate e che si muovono come le soubrettine non dico della grande rivista alla Vanda Osiri, ma del più modesto avanspettacolo. E men che meno si ha bisogno di simili condimenti, quando si ha sul palcoscenico una protagonista del calibro di Giovanna Casolla.

Prima di parlare della prova vocale, vorrei spendere qualche parola sulla sicurezza e credibilità scenica della signora Casolla, che ci ha lasciati stupiti. In un teatro di piccole dimensioni è stato più facile fare attenzione alla mimica dei cantanti e alla Casolla, bisogna dirlo, basta un gesto, nella pantomima iniziale per esempio, per essere la principessa Turandot. Una Principessa che domina il palcoscenico catalizzando l'attenzione dello spettatore, come solo le vere personalità sono capaci di fare. La prova vocale è una volta di più impressionante. Si sono spese molte parole, giustamente, per cantanti come Mariella Devia ed Edita Gruberova e la loro saldezza tecnica anche dopo un certo numero di primavere e forse non si è reso il giusto merito a Giovanna Casolla, che dimostra di avere una solidità non certo inferiore a quella delle colleghe, ma mantenuta in un repertorio certo ben più pesante. Eva Turner diceva di Turandot: "It must be sung! puro Belcanto!" ad indicare come caratteristica essenziale della grande Turandot la capacità di cantare sempre e di mantenere sempre controllata la linea di canto. L'approccio di Giovanna Casolla non è molto diverso, anche lei canta sempre ed è capace non solo di affrontare la Scena degli Enigmi (tra l'altro attaccata con grande sicurezza nonostante il mancato attacco delle trombe) con una irrisoria facilità, tanto da farla sembrare una semplice scena di canto di conversazione, e di sovrastare coro e orchestra con due squillanti do sovracuti, ma anche di cantare piano, con voce sempre morbida e rotonda, controllatissima tanto da umiliare la più giovane collega nei panni di Liù quando Turandot dice, nel III atto, "L'amore?" detto con una mezza voce perfetta, d'alta scuola, ben più sicura di quella sfoggiata dalla collega. Una Turandot storica, sicuramente non priva di difetti, ma che passano in secondo piano davanti alla grandissima sicurezza di cui è espressione e che mette in definitiva ombra ogni altra Turandot almeno negli ultimi 15 anni.

Il principe Calaf è stato oggetto di grande pena per la direzione del teatro. All'ultimo minuto infatti si è ammalato il titolare del ruolo Francesco Hong, con il sostituto in viaggio verso Vienna impossibilitato a prenderne il posto. E' così subentrato il coreano Sung-Kyu Park, arrivato in fretta e furia da Trieste dove era impegnato come secondo cast di Cavaradossi nella Tosca, salito sul palcoscenico senza prove con l'orchestra o di regia. Regia in cui si è peraltro integrato senza difficoltà alcuna, a conferma dell'assoluta tradizionalità (tolta la "sovrastruttura" metateatrale) della regia stessa. Una prova alterna, quella del tenore. Viste le condizioni in cui si è trovato a cantare, non ci sentiamo di entrare troppo nel dettaglio. Diremo soltanto che la voce, di buon volume nel secondo atto, non si è mantenuta omogenea nel primo e nel terzo, e che non sono mancati alcuni suoni spinti che per conseguenza risultavano sporchi.

Non convincente è parsa invece la Liù di Chiara Angella, dalla linea vocale spesso poco sicura, in cui abbondanti sono stati i suoni sporchi e malfermi che rendono impossibile rendere il lirismo e la poesia dell'eroina pucciniana.

Su un livello medio-basso gli altri anche se diremmo che la scelta di intepretare il trio Ping Pang Pong come tre maschere della Commedia dell'Arte più che come tre effettivi personaggi d'opera, fa perdere i colori e le caratteristiche del fraseggio e le nuances espressive che simili ruoli devono avere.

Buona la direzione di Oliver von Dohnányi (non sappiamo se parente del più famoso Cristoph) che ha saputo accompagnare bene le voci bilanciando bene il rapporto palcoscenico-buca nonostante qualche strumento, in ispecie i fiati, abbia perso la bussola stonando, fortunatamente, solo in qualche punto isolato.

Una Turandot nel complesso ben riuscita, con il picco dell'eccezionalità per quanto riguarda la protagonista, che invitiamo ad andare a vedere nelle prossime occasioni in cui sarà rappresentata in giro per i teatri italiani.

14 commenti:

Pruun ha detto...

Grazie per la cronaca!
Sono felice che la grande Casolla si mantenga in forma!
Una curiosità: della Butterfly maceratese vedeste una recita dal vivo o la trasmissione Rai? Perché io ricordo uno spettacolo veramente brutto molto aiutato dal filtro della regia televisiva...
Ohi, possiamo anche avere gusti diversi, sia chiaro ;-)
Solo curiosità!
Un saluto
G.

Adolphe Nourrit ha detto...

Caro Pruun,
grazie del commento. Come mai non ti è piaciuta la Butterfly di Brockhaus? Personalmente ritengo che fosse meglio di meglio di questa Turandot anche se il video la migliorava in effetti.

Pruun ha detto...

Oddio... nove anni fa ero piccolo... XD
Mi ricordo che dal vivo notai molti particolari che mi sembrarono inutili e ridondanti (oltre che dispersivi), mentre il video in effetti li eliminava... però il ricordo dello spettacolo è un po' sbiadito (invece mi entusiasmò la Cedolins, che non più risentito a quel livello).
...chissà, magari visto oggi, con la testa e il pensiero che ho oggi, mi piacerebbe anche dal vivo...

Adolphe Nourrit ha detto...

Anche per me sono passati 9 anni e dunque anche il mio ricordo è un pò sbiadito. Io ricordo una regia che tutto sommato non disturbava l'azione drammatica e che lasciava spazio, giustamente, all'eroina pucciniana. Ma forse dovrei rivedere il video, magari rimarrei sorpreso nel rivederla. Sono sicuro però che fosse meglio di questa Turandot, se non altro Butterfly non era importunata continuamente da un simpatico quanto inutile clown.

giorgiocaoduro ha detto...

Che piacere mi fa leggere un articolo sulla Casolla, e non poteva che essere cosi' positivo! Ho avuto il privilegio e l'onore di essere il suo Ping in tre diverse produzioni, e ogni volta e' stata entusiasmante. Sia per una vocalita' a tratti davvero enorme, che per una tecnica saldissima, che per una teatralita' di forte impatto! Una vera fuoriclasse!
Grande Giovanna! Sei una leggenda!

Pruun ha detto...

Ecco, io invece mi ricordo proprio una regia 'disturbante' a Macerata... cioè, ricordo che ebbi questa sensazione, a fianco di intuizioni che mi colpirono assai.
Però dovrei rivedere il video... dovrebbe stare sepolto da qualche parte a casa dei miei...
(Che peccato non farla uscire in dvd... mi ricordo una Cedolins su ben altri livelli rispetto al faticoso video veronese...)

Comunque sto sviando dal tema: grande Casolla ancora una volta!!

mozart2006 ha detto...

A pochi giorni dall´inaugurazione scaligera,mi piace ricordare la Casolla come Eboli nell´allestimento bolognese del 1988.Una delle migliori interpretazioni del ruolo da me ascoltate,non a caso mai presa in considerazione da teatri come la Scala...

Domenico Donzelli ha detto...

caro mozart
teatri come la scala sono affetti da un inguaribile snobismo.
Giovanna Casolla, ma anche Ghena Dimitrova, il cui arrivo in Turandot fu casuale, sono cantanti giù per a dirigenza scaligera. Di ieri e di oggi. poi ci ammiscono senza pietà in ben tre produzioni soggetti come la signora Marroccu, tanto per non fare nomi!!!!

ciao dd

Adolphe Nourrit ha detto...

Credo che la signora Casolla, indipendentemente dalla prova che darà la signora Zajick, potesse essere presa in considerazione dalla Scala come Eboli per la sua inaugurazione attuale.

Giulia Grisi ha detto...

............perlomeno come secondo cast!!!!!!!

Semolino ha detto...

La Casolla meritava assolutamante il primo cast, anche come Elisabetta, a costo di obbligarla ad avere il dono di ubiquità.

giorgiocaoduro ha detto...

Beh Semolino, in un certo senso lei il dono dell'ubiquita' ce l'ha! La voce e' talmente grande che si sente in diversi posti nello stesso momento! :)
Ricordo che la prima volta che ci lavorai assieme, nella Turandot a Torino, dissi: "La Casolla ha la voce talmente grande che passa anche l'orchestra della Scala di Milano... pero' cantando qua da Torino"

ANONIMO ha detto...

Grande Casolla!
Grande voce e grande professionista che non fa marketing! Ha tutta la mia ammirazione!

ANONIMO ha detto...

Chiedo scusa ma il messaggio precedente è mio.

Luca.

p.s.: prima o poi riuscirò a pubblicare commenti con il mio account