venerdì 29 febbraio 2008

Happy Birthday Gioachino!

Mio caro Gioachino,
so bene che non siete dell’umore giusto per festeggiare il vostro compleanno, ma ….a che giova?
I tempi sono quelli che sono, è certo! E devo dire che non posso non condividere il Vostro sdegno per la rovina e il mercato che della Vostra Arte si fa nei teatri, principiando da quello della città natale.




Aureliano in Palmira
Atto II, scena VI - Perchè mai le luci aprimmo - Martine Dupuy

Elisabetta, regina d'Inghilterra
Atto II, scena III - Bell'alme generose - Leyla Gencer

Il barbiere di Siviglia
Atto I, scena I - Ecco ridente in cielo - Alfredo Kraus
Atto I, scena IX - Una voce poco fa - Ebe Stignani, Renata Scotto

Armida
Atto I, scena III - Sventurata, or che mi resta - Maria Callas

Ermione
Atto I, scena I - Mia delizia, un solo istante - Marilyn Horne

Bianca e Falliero
Atto I, scena VI - Della rosa il bel vermiglio - Gianna Rolandi

Zelmira
Atto I, scena VIII - Perchè mi guardi e piangi - Lella Cuberli & Martine Dupuy

Semiramide
Atto I, scena IX - Bel raggio lusinghier - Marcella Sembrich
Atto II, scena IX - Deh!...ti ferma, ti placa, perdona - Tancredi Pasero

Le siège de Corinthe
Atto III, scena VII - Giusto Ciel, in tal periglio - Renata Tebaldi

Moise et Pharaon
Atto II, scena II - Eterno! Immenso! Incomprensibil Dio! - Nazzareno de Angelis

Guillaume Tell
Atto I, scena V - Ah! Matilde, io t'amo - Leo Slezak
Atto II, scena II - Sombre forêt - Beverly Sills
Atto IV, scena I - O muto asil del pianto - Giovanni Martinelli, Giacomo Lauri-Volpi

Stabat Mater
Inflammatus - Renata Tebaldi

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mercoledì 27 febbraio 2008

Jaroussky e il Cusanino: voce di castrato?

Scorrendo la storia dell’ opera seria (cioè quel particolare genere che tra XVII e XVIII secolo costruì, attraverso le meraviglie della vocalità, e con precise, collaudate e codificate strutture formali, il trionfo del teatro musicale barocco) accanto ai nomi dei grandi compositori, quali Handel, Bononcini, Porpora, Hasse, si leggono con pari o addirittura maggior frequenza e rilevanza, quelli del Broschi, del Carestini, dell’Annibali, del Salimbeni, del Bernardi. Gli evirati cantori: ossia gli strumenti e al tempo stesso i creatori (giacchè i grandi compositori per loro soltanto, per quelle voci e figure, scrivevano la loro musica) di quella irripetibile mirabilia che fu il canto barocco. I castrati, per cui il mondo civile impazziva, che da San Pietroburgo a Madrid, da Londra a Roma, diventavano gli idoli di teatri, corti, regge e palazzi nobiliari, contesi da re e imperatori, principi e cardinali (ma anche desiderati da aristocratiche dame, marchese e baronesse, per altre doti che non quelle canore). Semidei che suscitavano ovunque furori e svenimenti, per cui si formavano fazioni e partiti, ma anche oggetto di intrighi, invidie, rivalità, ricchezza, onori, drammi e tragedie.









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lunedì 25 febbraio 2008

Lucia di Lammermoor a Bologna: Brava la claque!

Il Comunale di Bologna dimostra per l'ennesima volta di... non saper prendere le misure. Questa Lucia donizettiana nasceva come riallestimento di uno spettacolo del Maggio fiorentino (regia di Graham Vick), ma al penultimo momento il Teatro ha ripiegato su una nuova produzione, affidata a Walter Le Moli. Il tutto perché la scenografia fiorentina non entrava nello stretto recinto del Comunale di Ferrara, che ospiterà due recite bolognesi "in trasferta". Il caso (?) vuole che il cast vocale abbia presentato analoghi casi d'inadeguatezza strutturale.

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venerdì 22 febbraio 2008

Edgardo di Ravenswood, l'arte romantica della morte.

Se fosse stato un tenore del giorno d’oggi, Louis Gilbert Duprez, interprete della prima rappresentazione della Lucia di Lammermoor a Napoli nel 1835, si sarebbe accontentato dei generici consensi riscossi originariamente cantando il repertorio del tenore di grazia rossiniano.

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mercoledì 20 febbraio 2008

La fantasia al potere in Scala - 1

Questa sera va in scena alla Scala Wozzeck di Alban Berg.
Stamane il massimo quotidiano milanese, tradizionalmente vicino al Teatro, plaudiva per il ritorno, dopo una immotivata assenza di dieci anni, del capolavoro.
L’estensore dell’articolo un po’ più oculatamente avrebbe dovuto consultare, prima di dar la stura ai propri entusiasmi, le cronologie del teatro e riflettere.
Riflettere su assenze, ingiustificate, che superano il mezzo secolo per capolavori del teatro italiani quali Iris ed Isabeau di Mascagni per tacere di Francesca da Rimini. E che sono immotivate non solo per la indiscussa qualità dei lavori, ma per l’obbligo che un teatro italiano, a maggior ragione se ritenuto “il” teatro italiano per eccellenza, ha di offrire una completa panoramica della produzione da Monteverdi a Dallapiccola o Malipiero.

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domenica 17 febbraio 2008

Notte terribile... Ferruccio Furlanetto nella Semiramide


Cari amici, questa sera il basso Ferruccio Furlanetto, ormai votato alla causa del repertorio russo (e viceversa), terrà un concerto al Teatro alla Scala. In programma pagine di Rachmaninov e Musorgskij. "Il rito dei bis, come sempre, è aperto all’imprevisto", ammicca il sito del Teatro... Forse il maestro Furlanetto concederà anche al pubblico scaligero di ammirare almeno un frammento del Mefistofele da poco cantato a Palermo al fianco di Giuseppe Filianoti e Dimitra Theodossiou?
O forse, anche in vista del prossimo 7 dicembre, il monologo di Filippo II?
In ogni caso, Il Corriere della Grisi vuole rendere omaggio a questo "basso poderoso per mezzi vocali, di presenza scenica imponente, di squisita dizione" (sempre parole dell'ufficio stampa della Scala) proponendone un'esecuzione d'annata: l'Assur torinese al fianco di Katia Ricciarelli, anno Domini 1981. Nei ventisette anni che ci separano da questo ascolto la voce di Furlanetto non sembra mutata significativamente... un recordman, a suo modo!
Buon (?) ascolto.

G. Rossini - Semiramide - Assur, i cenni miei... Se la vita ancor t'è cara... Quella ricordati... La forza primiera - Katia Ricciarelli & Ferruccio Furlanetto

sabato 16 febbraio 2008

Grandi concerti di canto: Samuel Ramey agli Arcimboldi (2003)


In attesa di inaugurarne un'altra ancora più gustosa, apriamo oggi una nuova rubrica, dedicata ai grandi concerti di canto.
Una pratica, quella del recital, che un teatro come la Scala sta ultimamente riscoprendo, giudicandolo verosimilmente un'ottima vetrina per i giovani (e meno giovani) talenti della lirica.
Uno dei concertisti più impressionanti degli ultimi anni è senza dubbio Samuel Ramey, che possiamo definire il vero erede e continuatore delle serate-tour de force di Marilyn Horne. In comune i due artisti avevano la frequentazione di un vasto repertorio (dall'opera sei-settecentesca al Belcanto, dalla musica da camera agli autori americani) e il vezzo d'inserire, in sede di bis, buona parte dei propri cavalli di battaglia, dimostrando come la zampata del vero artista si palesi nel fuori programma. E questo anche a sessant'anni suonati, quando la freschezza vocale è ormai un ricordo o quasi e la fatica si fa sentire segnatamente nei passi spianati. Ma in fondo il grande concertista, e il grande artista lirico tout court, si riconosce proprio per la capacità di rimanere grande anche nel declino. Da segnalare inoltre che la voce di Ramey si confrontava, nel caso specifico, con la sala degli Arcimboldi, tanto più grande e tanto più acusticamente ingrata rispetto a quella del Piermarini. E si confrontava altresì con il ricordo di passate, incandescenti performance milanesi, quali il Viaggio a Reims, l'Attila e i diavoli di Gounod, Boito, Berlioz e Offenbach.
Non sapremmo oggi trovare un epigono di questo modo di cantare, dato che le giovani promesse della corda di basso o sussurrano (anche maluccio) Mozart e Cimarosa o si confrontano con un repertorio più pesante (il Rossini serio, Verdi) e così facendo si usurano in pochi anni. A mancare non sono certo le voci (anche la voce di Ramey sembrava una vocetta, a chi avesse sentito cantanti massicci, seppur poco o punto rifiniti, quali Ghiaurov e Raimondi) ma piuttosto la tecnica, il gusto, la voglia di stupire con l'arte del canto e non con quella dell'esofago.
Buon ascolto.

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giovedì 14 febbraio 2008

San Valentino, festa degli innamorati.

Tutti noi siamo stati trafitti almeno una volta nella vita dal dardo di Cupido!

I membri di questo Corriere desiderano rinnovare in questa ricorrenza la vostra memoria presente o passata di una travolgente passione......melomane.

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domenica 10 febbraio 2008

Lo spettro dell'interpretazione

E’ sempre più frequente, nel leggere recensioni o commenti, su quotidiani, stampa specializzata o forum tematici (ma anche ascoltando accidentalmente brani di conversazioni altrui nei foyer dei teatri, durante gli intervalli o al termine della rappresentazione) imbattersi in una parola, una frase, che è divenuta un feticcio: l’interpretazione. In essa è racchiuso uno specifico approccio allo spettacolo musicale, una vera e propria ideologia, una precisa tendenza critica ed estetica oggi tornata inaspettatamente di moda, quasi rinata dalle retoriche esteriorità “veriste” (dove essa affonda le proprie radici storiche e culturali), dopo che la renaissance di un certo tipo di belcanto, sembrava aver finalmente mutato gusto a interpreti e spettatori dell’opera lirica. Tuttavia mentre nei primi decenni del secolo XX, tale atteggiamento esecutivo era motivato da un preciso stile e gusto, da un certo sentire comune, da una determinata idealità estetica, da specifiche suggestioni culturali e storiche (e quindi – seppure ai nostri orecchi possa sembrare a volte insopportabilmente caricato, retorico e rozzo – frutto di una volontà e di una scelta consapevole e portatore di una sua propria validità e dignità artistica), oggi è invece il risultato maldestro di carenze tecniche, decadenze precoci, omologazione dei repertori. Ma di questi aspetti darò conto in seguito.

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giovedì 7 febbraio 2008

Jonas Kaufmann: Romantic Arias


Tra le cose che ho riportato in Italia da un viaggio di diletto in Francia e Germania mi è capitato anche un cd, di prossima uscita in Italia e che certo interesserà anche voi. Confesso che la sua avvenenza è notevole: ti guarda dalla copertina con i suoi begli occhioni scuri, e, poi, quella foto del librettino, un po’ stile JDF, con le mani in tasca e i basettoni….insomma…proprio belloccio!

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