giovedì 7 febbraio 2008

Rolando Villazón: il ritorno

Rolando Villazón ritorna in pista dopo cinque mesi di silenzio forzato (si è parlato persino, sui tabloid inglesi, di un'operazione alle corde vocali) ed è una rentrée in grande stile, almeno nelle intenzioni. Il sito ufficiale del cantante indica tre recite di Werther e altrettante di Manon a Vienna, un Requiem verdiano a Berlino programmato per la fine di febbraio e una serie di recital che, dopo Barcellona e Parigi, toccherà piazze come Monaco, Colonia, Amsterdam e Madrid. Il tutto prima di affrontare otto recite di Don Carlo al Covent Garden, in giugno-luglio.
Di particolare interesse appare proprio il tour concertistico, se non altro perché è di imminente uscita il disco Deutsche Grammophon registrato a Milano nella primavera 2007, disco in cui il cantante messicano affronta, fra le altre, impegnative pagine di Verdi, Boito, Cilea, Gomes e Ponchielli.
Ed è agli Champs Elysées, lunedì scorso, che Villazón - contrariamente a quanto avvenuto pochi giorni prima nel concerto al Liceu, il cui programma allineava Duparc, Massenet, Tosti e Obradors - ha proposto generosi estratti del nuovo cd. Il programma "cameristico" del concerto catalano si rivela, al primo sguardo, assai più consono alle caratteristiche vocali di un tenore che di Verdi ha affrontato Alfredo e solo sporadicamente Duca di Mantova e Don Carlo ed è al debutto assoluto nel repertorio verista. Tutto questo senza contare le recenti indisposizioni, che dovrebbero consigliare la massima prudenza nelle scelte di repertorio.
Dobbiamo constatare che la "pausa di riflessione" imposta dai medici non è stata utilizzata per riflettere sull'organizzazione vocale e sui metodi onde prevenire collassi come quelli di luglio-agosto, che indussero il tenore a cancellare in fretta e furia tutti gli impegni sino alla fine del 2007. La voce di Rolando, ben riposata, suona più fresca, ma sembra aver perso ulteriormente consistenza, risultando spesso indietro, specie nel registro medio-grave (di per sé mai stato straordinario). Gli acuti, poi, sono ghermiti con penoso sforzo, mentre ogni sia pur isolato tentativo di cantare piano dà luogo a incresciosi fenomeni di spoggiamento della voce, indice di un sostegno del fiato alquanto deficitario.
Immutata l'espressività, o per meglio dire la sua mancanza: una lacuna che risulta fatale soprattutto in questo repertorio, cui un costante mezzoforte "di strozza" puntualmente conferisce una connotazione di ostentata volgarità.
Così, invano si cercherà nell'Enzo Grimaldo o nel Conte di Sassonia di Rolando la fierezza del nobile esiliato, la dolcezza dell'innamorato corrisposto o l'imbarazzo lusingato dell'amante nolente, essendo il cantante principalmente impegnato nell'arduo cimento di mettere insieme tutte le note riportate in partitura. Il cimento si fa addirittura improbo con la ballata del Duca di Mantova, fra agilità pasticciate e un passaggio di registro quanto mai spinoso. Ma dove Villazón sfodera sino in fondo le malie della "chitarra romana" che si ritrova in gola è nella scena e aria di Gabriele Adorno, conforme all'infausto modello carrerasiano in tutto, anche e soprattutto nell'indifferenza ai segni di espressione (il singhiozzo nella voce, ancora una volta in primis nella zona del passaggio, non potendosi ritenere un valido rimpiazzo dei medesimi).
Dopo lo stupro interpretativo perpetrato in Parma da Marcelo Alvarez, il Quando le sere al placido ridotto a nasale berceuse non ci meraviglia più di tanto (e sommessamente ringraziamo per il taglio della cabaletta). Lo stesso dicasi dell'epilogo del Mefistofele, che a conti fatti costituisce lo sfogo di un moribondo.
In chiusura, il tenore regala un'imbarazzante esecuzione di O sole mio (con tanto di trillo sguaiatamente sgranato: davvero una "prodezza", nel suo genere!) e la guasconata iberica di prammatica, un Granada che, sporadiche urla a parte, pare opera di un emulo afono di Claudio Villa.
Insomma, forse Rolando dovrebbe tornare... alle vignette!

Parigi, Théâtre des Champs-Elysées
28 gennaio 2008

Rolando Villazon tenore
Orchestra Filarmonica di Praga
Daniele Callegari direttore

A. Ponchielli - La Gioconda: Cielo e mar

F. Cilea - Adriana Lecouvreur: La dolcissima effigie; L'anima ho stanca

A. Ponchielli - Il figliuol prodigo: Il padre !... Il padre mio

G. Verdi - Rigoletto, Questa o quella; Simon Boccanegra, O inferno! ... Sento avvampar nell'anima ... Cielo pietoso, rendila; Luisa Miller, O fede negar potessi… Quando le sere al placido

A. C. Gomes - Fosca, Intenditi con Dio… Ah, se tu sei fra gli angeli

Bis

A. Boito - Mefistofele, Giunto sul passo estremo

E. Di Capua - O sole mio

A. Lara - Granada

5 commenti:

SopracutO ha detto...

ben feci il dì che mostrai tutta la vergogna: http://it.youtube.com/watch?v=jnDTo3d73o4

Antonio Tamburini ha detto...

Complimenti, è un video decisamente istruttivo sul divo e su come sia arrivato a scassarsi la voce in così poco tempo. Mi chiedo se questa perla sia finita anche nel dvd...

Piccarda ha detto...

Prima di tutto ,grazie degli splendidi cadeaux- vere chicche rare e preziose- per San Valentino!
Quanto a Villazon, pas de merveille, se la sua voce, nonostante il riposo forzato, mostra ulteriori segni di usura:pcecato! Forzava e continua a forzare troppo, spinge troppo dal basso gli acuti,faticosissimi: non studia,e rovina definitivamente uno strumento vocale notevole, almeno in natura .
Dovrebbe almeno ascoltare su Youtube una Master class ed un breve video di" advices" del grandissimo Kraus. che a 65 anni suonati sgrana una serie di acuti formidabili semza fatica.
Ho seguito , sempre su You Tube ,dalla Manon di Massenet, la scena di S,Sulpice con la Dessay e Villazon : ho provato pena e rabbia..
Sulla scena, come attore Villazon, fa figura,, come cantante,no: la voce è pesante , sforzata, senza languore o nobiltà: giù sul pedale e via!
Quanto alla Dessay,che proclama urbi et orbi di essere una cantante attrice, non ne posso più delle sua recitazione nevrotica ,sempre uguale.sempre sopra le righe, con il solito repertorio di salti, gesti concitati, e, nel caso in particolare,involontariamente comica:nella scena in questione, si guardi il finale con i due amanti che si rotolano, per non so quante volte sul palcoscenico, in preda a irresistsibili ardori amorosi.
Alcuni hanno trovato questo momento estremamente eccitante e sexy...
che dire? tot capita tot sententiae.
Tra l'altro la Dessay non mi pare neppure un tipo sexy, sprattutto in crinolina: secca come un' asse da stiro e col viso dai lineamenti duri e dominato da un naso affilato e ben visibile...
Dispiace anche sentire la voce della Dessay in pessime condizioni: non ho mai condiviso i peana in sua lode: anche in passato era una voce agilissima, ma esile e spinta ambiziosamente oltre le proprie possibilità.
Ora cerca di supplire come può . ossia con il solito patologico repertorio gestuale da film muto e con forzature vocali alle continue dèfaillances.
Si tratta di un video che tutti i giovani cantanti dovrebbero vedere e ascoltare con estrema attenzione ,per trarne le debite conseguenze aulla necessità di una marmorea base tecnica e di una ponderata scelta di un adeguato repertorio.
Comprendo - e mi commuove-il dramma dolorosissimo che Villazon e Dessay stanno vivendo. Spero che trovino in sè o nei consigli delle persone che sono loro vicine i mezzi per uscire dall'attuale tunnel. Il mio è un augurio che viene dal cuore.

bice ha detto...

i commenti qui sopra scritti sono dettati dalla rabbia e dall'ividia che logorano i cuori e le menti.Il gusto che ha certa gente di distruggere le persone si può solo definire osceno.Chi ha scritto rilegga le sue parole,si faccia un esame di coscienza e si vergogni di sentenziare sul lavoro delle persone senza la cultura e la preparazione necessarie.

Antonio Tamburini ha detto...

Cara Bice, il solo logorio che conti è quello delle corde vocali di Villazón, e la vergogna è quella che dovrebbe provare il medesimo nell'esibire il suo sfacelo vocale.