domenica 30 novembre 2008

Don Carlo: sei personaggi in cerca di cantanti. Quinta puntata: Don Carlo(s)

Ma in questo dramma, splendido per forme e per concetti generosi , tutto è falso. Don Carlos, il vero Don Carlos, era scemo, furioso, antipatico…..”
Così Giuseppe Verdi stigmatizzava di proprio pugno la distanza tra il suo Don Carlo e quello della verità storica. Invenzione teatrale pura, sebbene non originale, derivata notoriamente da Schiller (1787), a sua volta inseritosi in una tradizione teatrale di matrice protestante, che favoleggiava di un principe Carlo eroico e passionale, in conflitto con l’imperatore.

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sabato 29 novembre 2008

Osborn " l'ardito " e la legge di Arnoldo.


Le rappresentazioni concertistiche del Guglielmo Tell romano ci hanno offerto l’occasione di ascoltare un tenore di grandi capacità vocali, oltre che molto coraggioso, poiché si è fatto carico di un ruolo terribile, rifiutato da vari suoi colleghi più noti e blasonati.
Osborn “l’ardito” ha osato ed ha accettato di sfidare uno dei più grandi cimenti dell’arte tenorile, per farsi largo, con forza, a rivendicare un suo spazio di primo tenore nel belcanto contemporaneo.
Impresa riuscita in parte bene, ma non del tutto, perché l’inesorabile “legge di Arnoldo” ha preso forma anche in questa occasione a Santa Cecilia, dandoci ancora di che riflettere.

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venerdì 28 novembre 2008

John Osborn fa furore nel Tell romano... (ma i sogni svaniscono all'alba... vedi commenti)


Il Guglielmo Tell allestito all’Auditorium romano (la prima sabato 24 novembre) ha visto il trionfo del giovane tenore statunitense John Osborn, che ha accettato di sostenere la parte di Arnoldo (rifiutata da molti illustri colleghi all’uopo contattati dalla Sovrintendenza di Santa Cecilia) e ha dimostrato che l’”impossibile” parte creata da Nourrit figlio può essere cantata con voce timbricamente non irresistibile ma piena, virile, squillante, capace di svettare sull’orchestra e riempire una sala di 2800 posti.

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La Vedova allegra

Di recente la Scala, per la prima volta nella sua storia, ha allestito la più nota delle operette di Franz Lehár. La proposta non ci è parsa sufficientemente allettante da indurci ad assistere allo spettacolo. Soprattutto visto e considerato che in passato, quando circolavano diverse primedonne assai adatte alla bisogna, mai la dirigenza della sala del Piermarini sentì l'esigenza di proporre il titolo, mentre oggi si ritiene che basti la scelta di eseguire l'opera "in lingua originale" per conferire un valore culturale - che dico? intellettuale - all'operazione. Riteniamo che la Vedova sia una splendida composizione e per questo desideriamo onorarla proponendo alcune esecuzioni storiche. Naturalmente non solo in lingua tedesca. Del resto, la stessa Marcella Sembrich amava eseguire una Fantasia sui temi dell'opera, composta dall'autore, con il testo in italiano. Non casualmente, verrebbe da dire. Buon ascolto!

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Beniamino Gigli, 1957-2007.



E’ superfluo, forse, parlare di Beniamino Gigli, anche se ricorre il cinquantesimo anniversario della sua morte.
Tutto, nel bene e nel male, è stato detto perché con Caruso e Pavarotti, si tratta di uno dei più famosi tenori della storia dell’opera. Hanno buon gioco i detrattori a censurare il vezzo dei singhiozzi e le cadute di gusto utilizzando, ad esempio, il finale del terzo atto di Manon Lescaut. E lo hanno anche i sostenitori quando parlano di eccezionale dote naturale per colore, morbidezza, sostenuta da perizia tecnica, che ha consentito una costante resa ai più alti livelli ed una eccezionale longevità.

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mercoledì 26 novembre 2008

Il mito della primadonna: Turandot, Principessa di gelo


Presentando il nostro concerto dei centomila ci eravamo soffermati sulla cosiddetta liricizzazione del repertorio verdiano, che spesso altro non è che una bonsaizzazione dello stesso. Osservando la storia dell’interpretazione della Turandot pucciniana assistiamo per così dire al processo inverso: un progressivo allontanamento dalla corda di lirico/lirico spinto, caratteristica comune alle prime interpreti, in favore di più robusti assetti vocali e più ancora stilemi interpretativi che con la vocalità straussiana della principessa poco hanno a che condividere. Perchè sia detto a scanso di equivoco la vocalità di Turandot è ben più simile a quella della Tintora o di Elena Egiziaca che non a quella di Santuzza o Fedora. La prima Turandot, che com’è noto andò in scena alla Scala il 25 aprile del 1926, fu Rosa Raisa. Polacca di nascita, allieva a Napoli di Barbara Marchisio e in seguito star del Lyric Center di Chicago, la Raisa aveva una voce dolce, sonora e non estranea al virtuosismo di stampo antico. Tant’è vero che il suo repertorio annoverava titoli come Don Giovanni e Norma, accanto ai più consueti Ugonotti, Ebrea e Trovatore. Lo stesso Puccini avrebbe voluto affidarle la parte di Magda di Civry nella Rondine, ma la cantante rifiutò.

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lunedì 24 novembre 2008

Eduardo e Cristina, un "pasticcio melodrammatico"

La sera del 24 aprile 1819 ebbe luogo la creazione di Eduardo e Cristina, penultimo lavoro di Rossini destinato a Venezia. La serata non si svolse alla Fenice, bensì al Teatro di San Benedetto, una piccola sala dedicata per lo più alle opere buffe, che sei anni prima aveva ospitato la prima rappresentazione dell'Italiana in Algeri. La compagnia di canto schierava, accanto al contralto en travesti Carolina Cortesi (figlia dell’impresario del San Benedetto), due interpreti già "complici" del Pesarese nei primi anni della sua carriera: il tenore Eliodoro Bianchi, Baldassare alla creazione del Ciro in Babilonia, qui nei panni di Carlo Re di Svezia, e soprattutto, nella parte della principessa Cristina (sposa occulta del generale Eduardo e madre del piccolo Gustavo), il soprano Rosa Morolli Morandi, moglie del musicista Giovanni Morandi, vecchio amico e protettore di Rossini, e prima Fanny nella Cambiale di matrimonio. La serata ebbe esito trionfale: la rappresentazione, iniziata alle otto di sera, finì, secondo un giornale dell'epoca, alle due di notte, avendo il pubblico richiesto il bis di molti numeri chiusi e invocato a più riprese il compositore, che fu anche costretto a salire sul palco per ricevere l'applauso degli spettatori.

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domenica 23 novembre 2008

Il tenore prima di Caruso e del Verismo, parte I


La fama di Juan Diego Florez e la scelta dello stesso di dedicare a Giovan Battista Rubini il suo ultimo recital possono far discutere, per la quasi totale assenza di legame fra il tenore peruviano ed il divo bergamasco.
Contro i detrattori o gli scettici nei confronti di Florez viene avazata l’obiezione, assai facile, che non esistono documentazioni fonografiche di Rubini, ma solo descrizioni scritte che, come tutti i documenti cartacei, debbono, poi, essere interpretate.

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sabato 22 novembre 2008

Don Carlo, sei personaggi in cerca di cantanti. Quarta puntata: Elisabetta di Valois

La prima interprete di Elisabetta di Valois fu Marie Sass, la stessa cantante che nel 1865 aveva interpretato, sempre all’Opera di Parigi, Selika nella prima esecuzione di Africana.
A Verdi la Sass non piacque nè come cantante, definita “soprano belga”, ossia uno di quei soprani, che gridavano in zona acuta, (era, in effetti, un cosiddetto Falcon) né come interprete, asserendo che aveva fatto di Elisabetta una corista.
La prima esecutrice italiana (Bologna 1867) di Elisabetta fu Teresa Stolz. A Verdi piaceva molto la cantante ancor più la donna.
Don Carlo, nel raffronto con le altre opere di Verdi ebbe limitata circolazione almeno sino agli anni ‘50 del secolo passato. Pagava lo scotto di essere nato quale Grand-Opéra con le annesse difficoltà e vocali e direttoriali e di allestimento e il fatto che nel confronto con le altre opere del tardo Verdi, pensate per palcoscenici differenti da quello parigino, non offrisse ai protagonisti, tenore e soprano in primis, occasioni assolute per primeggiare.
Esemplare proprio il caso di Elisabetta di Valois, cantata da molti dei maggiori soprani drammatici in carriera sino agli anni ’50, senza, però, che nessuna passasse alla storia del canto e dell’interpretazione di questo personaggio. E magari si trattava di Aide, Amelie e Leonore di Calatrava di levatura storica.

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